Francesco Cavallini

A Milanello cambia tutto. Da Montella a Gattuso, si respira un’aria diversa. E anche se al momento il Milan fatica a convincere, l’arrivo del Campione del Mondo 2006 pare aver risvegliato qualcosa negli animi dei calciatori rossoneri. Merito dell’indubbio carisma di Ringhio, che ha subito messo le cose in chiaro con i suoi ragazzi: bisogna lavorare e lottare. Seguendo…i suoi dieci comandamenti, quelli che hanno reso grande il Gattuso calciatore e che ora Rino cerca di trasmettere a chi va sul campo al posto suo…

1. Io sono Ringhio, il tuo allenatore. Certo, complicato sbagliarsi, con quella faccia un po’ così, quella calata tra il meneghino ed il calabrese e quei concetti espressi sempre in maniera schietta e diretta. Sembrava dovesse continuare ad essere il Milan di Montella, che se non altro si era fatto amare dai calciatori. Ma l’abbraccio collettivo dopo la vittoria contro il Bologna ha segnato un cambio importante di prospettiva. Ora non è più solo Gattuso che rappresenta il Milan, ma è il Milan che si stringe attorno al suo tecnico.

2. Non pronunciare invano il nome di Conte. O di Ancelotti. O di chiunque altro. Il Milan al momento è di Ringhio, che cercherà tutti i modi possibili ed immaginabili per rimanere seduto sulla panchina della squadra rossonera. E comunque per il futuro c’è tempo. Meglio concentrarsi su ciò che c’è da fare ora.

3. Osserva il giorno di festa per santificarlo. Sabato, domenica, lunedì, giovedì, ogni giorno in cui scende in campo il Milan deve tornare ad essere un momento di festa, per la squadra e per i tifosi. Le ultime stagioni hanno ferito lo spirito dei milanisti, che dopo un’estate da sogno sono caduti di nuovo nel limbo. C’è da rimboccarsi le maniche e far sì che torni ad esserci la voglia e la gioia di vedere il Milan giocare a pallone.

Ringhio con la maglia del Milan

4. Onora la maglia, perché è il simbolo, è l’unica cosa che vada onorata. Rappresenta la città, i tifosi, la squadra. Un giocatore singolo non può è non deve assolutamente essere divinizzato, di chiunque si tratti. Perché quella che tiene il sudore è la maglia. Non parola di Rino, bensì di Dino (Viola). Ma è logico pensare che anche Ringhio faccia suo questo pensiero.

5. Non uccidere. Già, perchè certe leggende vanno sfatate. Gattuso, pur con tutta la sua esuberanza e fisicità, è sempre stato un calciatore corretto. Nessuno gli ha mai rimproverato entrate violente o con l’intenzione di far male. E anche come allenatore, Ringhio resta sulla stessa lunghezza d’onda. Va bene l’aggressività, ma sempre nel rispetto delle regole e del fair play. Un qualcosa che per chi, come lui, ha vissuto il calcio scozzese, è impresso a fuoco nella testa.

6. Non commettere atti impuri. Come perdere il pallone, farsi dribblare, non marcare stretto l’avversario. Gattuso sa bene che le qualità a questo Milan non mancano e che i difetti che finora sono stati abbastanza evidenti possono essere corretti con la giusta dose di concentrazione. Perchè per Ringhio il peccato peggiore è non essere in campo con la testa, prima ancora che con le gambe.

7. Non rubare, a meno che non sia la palla dai piedi dell’avversario. In quel caso, diventa un obbligo. Il pallone deve essere sempre tra i piedi dei giocatori del Milan e se così non è, va sempre individuato il modo più veloce per riportarcelo. Anche a costo di usare le maniere forti.

gattuso

Gattuso durante una discussione in campo

8. Non pronunciare falsa testimonianza contro l’arbitro, tanto ormai c’è il VAR e se fai una stupidaggine ti beccano comunque, pure se continui a sostenere di non aver fatto niente di male. Quindi meglio evitarle del tutto. E lo dice uno che in carriera più di una volta si è reso protagonista di qualche scambio di opinioni un po’ troppo effervescente. Ma com’è il proverbio? Non è mai troppo tardi per cambiare!

9. Non desiderare la moglie del tuo prossimo. Anzi, ai suoi ragazzi di certo Gattuso consiglierà di trovarsi una brava ragazza senza troppi grilli per la testa. Come la sua Monica, conosciuta in Scozia, compagna di una vita e con cui non è mai stato al centro di gossip o obiettivo di malelingue. Perchè la serenità nella vita privata è importante tanto quanto quella in campo.

10. Non desiderare le cose che sono del tuo prossimo. Soprattutto il ruolo. Non è semplice gestire una rosa di oltre venti calciatori, in particolare quando il tuo predecessore ha fatto un po’ di confusione (eufemismo) sulle posizioni dei singoli. Che ora non sanno ancora con precisione a quale compito dedicarsi e cercano di adattarsi facendo ciò che gli riesce meglio. Errore, a dare i ruoli ci pensa Rino. E il Borini terzino che crossa per Bonaventura, il quale si trasforma in bomber, è la dimostrazione che non tutte le idee di Montella fossero da cestinare.

E poi l’undicesimo comandamento di Gattuso, che non parla di amarsi gli uni con gli altri. Anzi, a ben vedere è più un mantra. Correre. Correre. Correre. Quella è la base. Il resto, seguendo i dieci comandamenti precedenti, dovrebbe venire (più o meno) di conseguenza!