Redazione

Ogni grande squadra si costruisce partendo da una base. Una spina dorsale solida ed efficace. Meglio ancora se composta da calciatori che darebbero l’anima per il proprio allenatore. Ed è per questo che il primo compito di un nuovo tecnico è quello di capire subito di chi potersi fidare al 100%. E, di conseguenza, a chi affidare…le chiavi della macchina. Gattuso, appena sedutosi sulla panchina del Milan, non ha certo potuto esimersi da una valutazione del genere. E in attesa di verificare sul campo chi saranno gli alfieri del Diavolo targato Ringhio, possiamo provare a immaginare chi saranno i suoi…quattro moschettieri.

Donnarumma, per guardare al futuro

Se il Milan vuole guardare al futuro, è da chi rappresenta il futuro che bisogna cominciare. E Donnarumma è la prima certezza da cui partono i rossoneri e Gattuso. Sulla sua titolarità, dubbi non ce ne sono, così come non ce ne sono sul carattere del portierone, che ad appena diciotto anni ha già il piglio del veterano. Un po’ come Ringhio, che più o meno alla sua stessa età lasciava il calcio italiano per una dura ma appagante esperienza in terra scozzese. Tra i due potrebbe nascere subito l’amore: entrambi diretti e milanisti dentro, una reazione chimica che potrebbe fare faville.

Musacchio, il duro della difesa

Un duro per un duro. Musacchio è arrivato dal Villarreal con la fama di difensore senza troppi fronzoli, ma anche capace di impostare il gioco e di proporsi in fase offensiva, soprattutto sfruttando la sua capacità aerea nei corner. Ma è l’attitudine concentrata e determinata che potrebbe fare la differenza e rendere l’argentino la vera colonna della retroguardia rossonera, soprattutto agli occhi di un allenatore che non disdegna certo difensori di classe come Bonucci o Romagnoli, ma che di certo predilige chi, se le buone non bastano, di tanto in tanto passa alle cattive maniere…

Kessié, un Gattuso dai piedi buoni

A centrocampo l’accostamento risulta talmente immediato da essere quasi troppo semplice. Se Gattuso cerca il proprio avatar in campo, non deve far altro che trovare lo sguardo di Franck Kessié. Il mediano della Costa d’Avorio può rappresentare esattamente ciò che il suo allenatore era per il Milan di Ancelotti. Il recupera palloni, l’anima del centrocampo, i polmoni a disposizione dei piedi altrui. Ecco, qui c’è un piccolo intoppo, perchè in realtà Kessié è anche valido tecnicamente. Ma certamente questo a Ringhio non può che far piacere (e magari un pizzico di…invidia).

Cutrone, giovane e determinato

Scorrendo la lista degli attaccanti del Milan, a prima vista non sembra esserci un profilo molto compatibile con quello di Gattuso. Kalinic lavora bene per la squadra, ma a volte sembra mancare di grinta. Andrè Silva è uno splendido stoccatore, ma in quanto a partecipazione alla manovra lascia a desiderare. E se forse Borini può essere assimilato all’allenatore per voglia di lanciare il cuore oltre l’ostacolo, ciò che rende Patrick Cutrone il quarto e ultimo moschettiere di Ringhio è la feroce determinazione che anima il diciannovenne comasco. Difficile che Gattuso non l’abbia notata. E se l’attacco dovesse confermare la propria recente anemicità, l’idea di un Montella-bis con Cutrone titolare non è affatto campata in aria…