Redazione

In un’estate piena di gioie e priva di dubbi, il tifoso milanista si angustia in questi giorni forse per la prima volta dai tempi del rinnovo di Donnarumma. All’epoca (anche se parliamo di un mese fa) non era ancora chiara la forza di questo Diavolo sul mercato e la piazza si preoccupava di un possibile ridimensionamento. Ora la paura è un’altra, quella di non puntare abbastanza in alto. Mister X aspetta di trovare un nome, Fassone e Mirabelli confermano che dopo ferragosto sapremo, ma la scelta è difficile e, soprattutto, è diventata rischiosa.

Colpa (o merito) della Fiorentina, che ha imposto la più classica delle deadline all’affare Kalinic. O il croato parte entro qualche giorno, oppure verrà tolto dal mercato. Il Milan è sull’attaccante viola da parecchio, con la consapevolezza che il numero 9 farebbe di corsa le valigie verso Milanello, dove Montella lo aspetta a braccia aperte. Non è il nome più glamour della rosa degli obiettivi, ma resta probabilmente il più funzionale all’idea di calcio dell’allenatore campano. Punta rapace, che di riffa o di raffa in area di rigore è costantemente pericoloso, capace di piazzare la zampata in qualsiasi maniera e abituato sia a fungere da unico riferimento che, all’occasione, a fare coppia con un partner con cui lavorare di sponda. Considerando che Montella è ancorato al 4-3-3, ma che con l’inserimento di Bonucci dovrebbe passare al 3-5-2, Kalinic è l’uomo giusto al momento giusto, anche se i tifosi dovessero storcere il naso.

Ma si parla di un affare da concludere presto, a brevissima scadenza. E qui scattano i problemi, o possibili tali, per il Milan. Meglio l’uovo oggi o la gallina domani? Una volta preso (eventualmente) Kalinic, non si torna più indietro. Per una questione economica, certo, ma anche e soprattutto tecnica. C’è pur sempre il signor André Silva che scalpita e che dovrà giustificare i 40 milioni spesi per il suo cartellino. C’è Fabio Borini, che non vede l’ora di mettere la sua grinta a disposizione del Diavolo. Due nuovi acquisti, che con il croato diventerebbero tre e che in teoria chiudono la porta a qualsiasi altro movimento in avanti. E il grande sogno? Il Belotti o l’Aubameyang di turno? Sacrificati davanti alla necessità di costruire la squadra il prima possibile.

Non acquistare il croato, d’altro canto, è altrettanto rischioso. Fare all-in su un grande nome non significa avere la certezza di portarlo a casa. Cairo continua a fare orecchi da mercante, il Borussia per il gabonese chiede la luna e per gli altri papabili, Diego Costa o il figliol prodigo Ibra, sussistono troppe incognite. Non è uno scenario così improbabile quello che vede Fassone e Mirabelli alla spasmodica ricerca della punta negli ultimi giorni di mercato, quando chi vende potrebbe essere costretto ad abbassare le sue pretese, ma anche ad alzarle ulteriormente, essendo consapevole della necessità del Milan di arrivare a dama. E a quel punto la beffa sarebbe dietro l’angolo, con i rossoneri pronti a ripiegare di nuovo su Kalinic ma pagandolo molto di più, vista la situazione. O, peggio ancora, costretti a giocare la prima metà della stagione con l’attacco attuale.

Il problema è più ambientale che tecnico. Portare a casa l‘attaccante della Fiorentina è la scelta più logica, ma contribuirebbe a spegnere (o perlomeno a placare) i sogni di gloria dei tifosi del Milan. Cosa che, visto l’entusiasmo scatenato da questo mercato e dalla prime uscite, si vorrebbe evitare ad ogni costo. Ma è anche vero che abbandonare la pista Kalinic per inseguire una chimera, magari irrealizzabile, rischia di avere conseguenze da non sottovalutare. In un’estate tutto fuorchè equilibrata, in casa rossonera c’è assoluto bisogno di stabilire delle priorità. Distorcendo un po’ Massimo D’Azeglio, sono stati fatti i milanisti, ora c’è bisogno di fare il Milan. Anche scontentando (parzialmente) la piazza.