Redazione

Alzi la mano chi, tifoso milanista, nello scorso maggio non auspicava una totale inversione di tendenza rispetto alle scorse annate rossonere. Certo, in quel momento c’era solo da sperarci, dato che non era ancora molto chiaro chi avesse appena rilevato la società e con quali mezzi e intenzioni. Ora lo scenario è parecchio più limpido e la voglia di cambiamento della piazza milanista è stata più che accontentata. Altro che ristrutturazione, qui la parola giusta è rivoluzione. Societaria, certo, ma anche e soprattutto tecnica. Sono arrivati giovani promesse, buoni giocatori e fiori di campioni. E forse altri ne arriveranno, al punto che in una ipotetica griglia di partenza il Milan è schizzato tra le primissime posizioni, in attesa del grande attaccante per prendersi il titolo estivo di anti-Juve.

Silva con Fassone e Mirabelli durante la presentazione. Ph dal sito ufficiale del Milan

Molti cambiamenti. Forse troppi?

Questa è la parte bella della rivoluzione, quella che affascina una tifoseria che dai tempi dell’ultimo scudetto, quello di Ibra e Allegri, è stata pian piano anestetizzata da stagioni deludenti e sessioni di mercato assolutamente non all’altezza del blasone rossonero. Dai parametri zero agli acquisti milionari c’è una bella differenza, come c’è, basta guardare le formazioni, tra il Milan della stagione che sta per partire con quello al via dodici mesi fa. Ed ecco che fa capolino la parte rischiosa. Cambiare è giusto, salutare, in questo caso, i risultati lo dicono chiaramente, era necessario. Ma forse la squadra di Montella ha cambiato troppo.

Affidandoci ai dati dello scorso anno, possiamo ricostruire l’undici tipo del Milan 2016/17. In porta Donnarumma, in difesa De Sciglio schierato a sinistra, al centro Romagnoli e Paletta e un’ampia gamma di terzini destri, da Abate a Calabria. A centrocampo sono stati titolari fissi Bonaventura (prima dell’infortunio) e Kucka, con Locatelli e Pasalic ad alternarsi tra il girone d’andata e quello di ritorno. In avanti il terzetto offensivo è stato composto, salvo rare eccezioni, da Bacca, Suso e Deulofeu. Bene, di questi undici calciatori, solo due hanno il posto pressochè assicurato nella formazione del prossimo anno.

Deulofeu riscatto milan

Deulofeu esultanza dopo il gol alla Fiorentina.

Si tratta ovviamente di Gigio Donnarumma, pietra angolare del nuovo progetto, nonchè unico dei veterani a non dover pensare a quanto giocherà, e Alessio Romagnoli, centrale con buon presente e radioso futuro. Gli altri nove sono già partiti (De Sciglio, Kucka, Deulofeu, Pasalic), partiranno (Bacca e Paletta) o, almeno sulla carta, dovranno accontentarsi di tanta panchina. Non è la prima nè l’ultima volta che una società fa una serie impressionante di acquisti, ma ad alto livello è forse una novità assoluta vedere una formazione cambiare per nove undicesimi da una stagione all’altra. Di solito cose del genere accadono in caso di retrocessione o di fallimento, non per una scelta ben precisa. Scelta che, se azzeccata, verrà acclamata come colpo di genio. Ma che, se dovesse creare problemi, lascerà spazio al telavevodettismo, passatempo preferito delle tifoserie di tutto il mondo.

I nuovi acquisti sono (quasi) tutti titolari inamovibili

Dei nuovi arrivi l’unico a rischiare seriamente la panchina (se escludiamo Donnarumma I) è Fabio Borini, che nelle gerarchie dovrebbe essere scalzato dall’arrivo di Mister X, chiunque esso sia. A proposito, Mirabelli lancia segnali su Aubameyang, comunicando di fatto la volontà del Milan a continuare la trattativa con il Borussia, nonostante le pretese dei tedeschi siano ritenute esagerate a Milanello. Detto questo, torniamo ad analizzare gli acquisti. Musacchio ha mostrato doti da vero leader apprezzate da Montella e giocherà con continuità, come è impensabile pensare altrimenti del grande colpo di mercato, Leonardo Bonucci, Montella, che lo voglia o no, dovrà quindi orientarsi su una difesa a tre, influenzando di conseguenza le scelte tra centrocampo e attacco.

Leonardo Bonucci in azzurro

In mediana i due esterni appena arrivati (Conti e Rodriguez) sono certi del posto, così come lo è Kessiè, che in precampionato e in Europa League ha impressionato tutti. Biglia, infortunio a parte, rientra tra i titolarissimi e Çalhanoğlu dovrebbe vincere il ballottaggio con Bonaventura, soprattutto se Montella decidesse di proporre un 3-4-1-2 con trequartista, piuttosto che un 3-5-2 canonico con tre centrali. In attacco, accanto ad André Silva, si attende Mister X, al punto che nella lista consegnata alla UEFA è stato lasciato appositamente uno spazio libero.

Sulla carta è un gran bel Milan. E in campo? Il calcio d’agosto non può dare troppi riferimenti e solo l’inizio a pieno regime di campionato e coppe regalerà certezze sulla bontà della rivoluzione rossonera. Certo, il problema è uno solo, ma reale. Chi cambia, ma non troppo, può permettersi di sbagliare uno o due acquisti, sapendo comunque di poter contare su chi c’era. In questo caso il rischio è che anche uno o due errori di valutazione estivi possano compromettere l’eccellente lavoro di Fassone e Mirabelli. Che dalla loro campagna trionfale hanno guadagnato tanti onori e altrettanti oneri. Il fallimento non è più un’opzione. Cambiare tutto, di nuovo, non si può.