Redazione

La sconfitta di Verona ha fatto crollare il Milan come fosse un castello di carte. Nella partita che avrebbe dovuto segnare la svolta, i rossoneri si sono sciolti. La situazione è precipitata: per i più ottimisti, è triste, ma non drammatica. Beh, il Milan, in fondo è a solo tre punti dal sesto posto ed è in piena corsa per la zona Europa League. Peccato, però, che abbia perso con la penultima in classifica (dopo aver regalato l’unico punto all’ultima) e che i presupposti fossero ben diversi.

Mirabelli, progetto tecnico bocciato

230 milioni di investimenti e 24 punti in classifica. Mirabelli ha costruito una delle squadre più costose degli ultimi tempi. Un punto gli costa quasi 10 milioni. Troppo per non aprire il capitolo “crisi”. Impossibile che il DS non salga sul banco degli imputati. Tutti i neo acquisti, per un verso o altro, hanno deluso. Solo Rodriguez ha reso secondo le attese ed è comunque in fase calante. Bonucci, Biglia e Kessie sono irriconoscibili. Musacchio è sparito. Kalinic non segna. Silva, idem. Calhanoglu è un oggetto misterioso. Andrea Conti è stato fermato dalla sfortuna. Borini ci mette il cuore, ma non può cambiare le sorti di una squadra. E dunque? Sembra che il percorso che sta fagocitando l’organigramma sia irrimediabilmente avviato. Via il preparatore atletico, esonerato l’allenatore. Ora tocca al direttore sportivo?

Dalle cose formali al campo non è facile

Passare dalle cose formali a quelle di campo non è stato facile. Al netto dell’entusiasmo di agosto e del male di vivere di dicembre, il Milan ha speso tantissimi soldi, ma resta una squadra incompleta e una società inesperta. Sin da chi la deve dirigere. Il presidente ha chiesto a una bandiera come Maldini di assumersi delle responsabilità che Paolo non si è voluto prendere. Mirabelli è un ottimo direttore sportivo, ma misurandosi per la prima volta ad alti livelli, ha sbagliato parecchie valutazioni. Gattuso è giudicato all’unanimità il meno colpevole di tutti, ma anche lui ha apposto la sua firma sulla disfatta del Bentegodi. Ringhio ha candidamente ammesso di non essere in grado miracoli, non ha mai vissuto un’esperienza del genere. In quattro parole: non è all’altezza. Infine, i calciatori: la sensazione è che i big consapevoli stiano già pensando al loro futuro. Possibilmente da un’altra parte. No, non doveva andare così.