Redazione

Il Milan in questo momento è un enorme equivoco. Tecnico, tattico, societario. La squadra non ha un’identità, le trame di gioco provate in allenamento in partita sembrano non funzionare e Vincenzo Montella è così in bilico al punto che un risultato negativo contro il Genoa potrebbe convincere Fassone e (soprattutto) Mirabelli a buttarlo giù dalla torre. I problemi esplodono fragorosi dopo un pareggio in Europa League, ma potrebbero avere avuto origine nel punto più radioso del Milan degli ultimi anni: la favolosa campagna acquisti estiva che, almeno finora, ha regalato più magagne che soddisfazioni dalle parti di Milanello.

Quanto c’è di Montella in questo Milan?

La domanda è lecita e soprattutto risolutoria. Quanto c’è stato di Vincenzo Montella nelle scelte di mercato? Quanti (e quali) dei calciatori arrivati a Milano sono stati richiesti espressamente dal tecnico? E se la società si è imposta nella scelta dei profili, è stata considerata l’inclinazione tattica dell’allenatore? Perchè l’equivoco, in fondo, potrebbe stare tutto qui. Nella mancata concertazione tra diverse parti della società, che sta trasformando un cocktail che poteva essere gustoso in un mix pesante e potenzialmente letale. Dieci acquisti, uno più costoso dell’altro, che al momento non stanno assolutamente rendendo quanto previsto. Ma si stenta a capire di chi sia la colpa di questo depauperamento tecnico, che rischia di diventare anche economico.

Divergenze tra allenatore e società

Vedute contrastanti in società, soprattutto tra Montella e Mirabelli che, dichiarazioni concilianti a parte, sono di parere opposto su molti punti. A partire dal modo di gestire la rosa, che Montella vorrebbe governare con una guida amorevole, mentre la società preferirebbe che il tecnico utilizzasse più spesso il pugno duro. Ma il punto di frizione maggiore, ormai sembra evidente, tra vecchia guardia (l’allenatore, ma anche i pretoriani Suso e Bonaventura) e nuovo Milan è il modulo. Che, secondo più di qualcuno, scontenta molti per accontentare pochi. Le certezze regalate dal 4-3-3 sono state cancellate dal colpo di spugna che ha portato al 3-5-2. Un golpe spinto da più parti, a cui Montella ha tentato di resistere, ma che alla fine ha dovuto per forza di cose subire. Pagandone ora le conseguenze, perchè il tanto desiderato cambio di marcia non è arrivato neanche con la difesa a tre e i non eccelsi risultati difensivi e offensivi del nuovo modulo sono sotto gli occhi di tutti.

Due casi di mercato che fanno pensare a uno scollamento

Ma è anche questione di uomini. E non dei rapporti personali tra il tecnico e la società, ma degli uomini che sono stati messi a disposizione di Montella. Di chi se ne è andato ed è rimpianto e di chi è arrivato ma non sta…spostando gli equilibri. Emblematici da questo punto di vista due casi. Il primo è l’addio di Deulofeu, assieme a Suso la vera arma in più del Milan dello scorso anno. Vero, il Barça ha esercitato la recompra, ma i soldi investiti in estate potevano essere dirottati per il ritorno del catalano in rosa. E invece sono partiti per altri lidi e, finora, con altri risultati. E poi c’è l’arrivo di Bonucci, che ha sì spostato gli equilibri (per utilizzare il tormentone di questo autunno rossonero), ma quelli di squadra. Fascia al braccio, leadership più imposta che consegnata, ma soprattutto l’elezione a poster-boy del cambio modulo, nonostante gli ultimi anni passati a giocare a quattro dietro.

Queste due operazioni, viste con il senno di poi, sembrano evidenziare lo scollamento tra tecnico e società. Che finchè le cose funzionano, di solito resta un problema marginale. Ma che quando la squadra non gira, diventa un nodo che viene prepotentemente al pettine. E che sembra complicato sciogliere, se non con un taglio netto.