Redazione

Finisce 0-0, prestazione affatto convincente. Il Milan ha anche provato a vincerla ma più per buona volontà che per idee. Di buono c’è che il primato del girone è ancora inattaccabile. I rossoneri escono comunque fra i fischi di San Siro. Ci si aspettava qualcosa di diverso, specialmente dopo il derby perso al 90′. In una parola: una reazione. Invece, ennesima prova piuttosto scialba. E fischi inevitabili.

Mirabelli dietro la panchina…

Inutile girarci intorno. Il Milan non ha gioco e continua a ricercarlo. Le parole di Mirabelli, che è sceso a vedere la partita dietro la panchina di Montella, hanno il sapore di una sentenza. Il direttore ha fatto pesare la presenza dei tantissimi nazionali. E poi ha precisato che la squadra ha fatto vedere buone cose, ma in alcune partite non si è presentato. Ecco, con l’Aek Atene il Milan è stato presente a sé stesso. C’è stata volontà, senza dubbio. La frenesia però è cattiva consigliera. Oggi si è visto anche un approccio di 4-2-4 con Calhanoglu e Suso larghi. La sensazione è che vi sia uno scollamento. Sopratutto nella concezione di “progresso”. Montella ne ha una, Mirabelli un’altra. E non sono esattamente coincidenti.

In ritardo ovunque

Montella chiede all’ambiente “una carezza in più” in un momento particolarmente difficile. Beh, sarà difficile sia accontentato. L’entusiasmo di inizio stagione è già un ricordo: la cartina di tornasole arriva anche dal botteghino. All’esordio del nuovo Milan erano in 60mila. Contro l’AEK invece erano appena 17 mila. Un calo che coincide con un momento particolarmente complesso. Il problema è che il Milan appare in ritardo ovunque: in classifica, nella testa, nelle gambe, nel gioco, nelle scelte. A fine ottobre la squadra è già fuori dal giro Scudetto. Tende ad uscire dal match. Non ha i 90′ nelle gambe e soffre nel vincere le partite. E non ha ancora un’identità. Montella, se gliene sarà ancora concesso, ha davvero poco tempo.