Francesco Cavallini

Le rivoluzioni, di solito, le fanno i popoli. Ed il popolo del web, soprattutto di recente, non fa certo eccezione. Petizioni, campagne mediatiche e infine l’hashtag, il modo migliore per raccogliere utenti da tutto il mondo dietro una parola o meglio, un concetto. E l’hashtag milanista è decollato non appena il fischio finale del signor Valeri ha posto fine al supplizio rossonero in quel di Marassi. L’ispirazione è quella britannica, anzi, londinese, della contestazione ad Arsene Wenger, il risultato è immediato e virale. Facebook e Twitter sono invasi dal trend del #Montellaout.

In campo ci vanno i giocatori, ma pare abbastanza evidente che, escludendo gli attacchi ai singoli più responsabili della sconfitta con la Samp, il tribunale del popolo abbia dato il suo verdetto quasi all’unanimità. Il problema di questo Milan è, secondo chi lo contesta, Vincenzo Montella. Di cui non sono state apprezzate le scelte di formazione e, più in generale, la gestione dei calciatori a sua disposizione. I quaranta milioni di Andrè Silva lasciati in panchina, preferendo al portoghese non solo Kalinic, ma anche Cutrone e Borini a gara in corso, non sono andati giù ai tifosi. Tener fuori Musacchio per schierare Zapata non è stata, col senno di poi, la migliore delle decisioni. E poi c’è Suso trequartista, che toglie un posto in attacco e in quella posizione è totalmente apatico.

Una situazione non ottimale per il tecnico, che rischia di giocarsi molto del supporto rimastogli già nel match contro la Roma. Ma, valutazioni societarie a parte, sarebbe una buona idea da parte del Milan dare ascolto ai tifosi ed esonerare l’allenatore? Ecco alcuni punti che potrebbero far pendere l’ago della bilancia dall’una e dall’altra parte.

#Montellaout: perchè sì

Duecento milioni per due punti in più – La classifica e la campagna acquisti parlano chiaro. Uno dei mantra degli scontenti è il più prevedibile, ma anche il più complicato a cui controbattere. Quattro vittorie e due sconfitte per il Milan, dodici punti, solo due in più dell’inizio della scorsa stagione. Due punti che nell’immaginario collettivo sono costati circa duecento milioni. Non è esattamente così, ma le scelte di Montella non aiutano a fare chiarezza. L’esclusione contemporanea di Silva, Musacchio e Calhanoglu fa rumore, soprattutto se la squadra non fa risultato.

Squadra senza identità – Al tecnico viene inoltre imputata l’incapacità di dare un’identità alla squadra. Difficile quando si hanno dieci calciatori nuovi, ma ancora più complicato se i suddetti si devono inserire in un tourbillon di moduli, soluzioni tattiche e sostituzioni. Questo Milan non è nè carne nè pesce, ha vinto partite che non poteva non vincere per valori assoluti, ma appena ha incontrato squadre organizzate come la Lazio o la Samp si è sciolto come neve al sole. Se i calciatori forti ci sono (e a detta di molti è così) e i risultati non arrivano, di chi può essere la colpa?

#Montellaout: perchè no

Troppe aspettative esagerate – La pazienza, questa sconosciuta. La rivoluzione di luglio, con annesse le prime partite tutte vittoriose, ha creato nel Milan e nei milanisti una sensazione di superiorità che poi sul campo non si è confermata reale. L’inizio scoppiettante ha coperto le magagne, ma soprattutto ha alzato le aspettative verso una squadra che, non dimentichiamolo, punta dichiaratamente al quarto posto e non allo Scudetto. Montella e i suoi sono già tornati coi piedi per terra, dovrebbero farlo anche i tifosi, che a passare dall’ottimismo esagerato alla depressione cosmica ci hanno messo ben poco.

Quali alternative?Esonerare Montella significa cambiare in corsa e andare a cercare un nuovo tecnico. Difficile che si possa optare per un traghettatore, perchè l’ingresso in Champions è condizione necessaria per continuare un percorso di crescita, soprattutto economica. Bisognerebbe affidarsi a qualcuno con un nome importante. Ci sarebbe Luis Enrique, ma è complicato pensare che l’asturiano possa prendere la squadra a campionato già iniziato. O Tüchel. Ma se il Borussia l’ha licenziato per affidarsi a Bosz, un motivo ci sarà. E sullo sfondo compare anche Mazzarri. Che però non scalda per niente il cuore dei tifosi, che all’idea di ingaggiare l’ex allenatore dell’Inter, preferiscono tenersi Montella. Il che, in questo momento, dice molto.