Redazione

Montella? A dirigere il traffico. No, nessuna punizione, soprattutto dopo il 2-0 alla SPAL che, sebbene sia arrivato grazie a due calci di rigore, fa morale e soprattutto fa punti in classifica. L’unico passo falso in nove partite, come il tecnico ci tiene a precisare, è quello in campionato con la Lazio. Per il resto, bottino pieno, sia in Italia che in Europa. Dodici punti e quarto posto, quello che a fine stagione può valere la Champions diretta, obiettivo minimo del nuovo Milan a guida cinese. E allora cos’è che tiene l’allenatore sulle spine?

Il mercato faraonico porta un’abbondanza da gestire

Come si dice, troppa grazia. La campagna acquisti faraonica di Fassone e Mirabelli ha portato a Milano almeno otto possibili titolari. Una rivoluzione necessaria per far fare al Diavolo il salto di qualità, ma che di fatto escluderebbe quasi certamente dalla formazioni buona parte dell’undici di base della scorsa stagione. A parte Donnarumma e Romagnoli, nessuno del Milan dello scorso anno ha il posto in squadra assicurato. Le cessioni hanno risolto parte del problema, con Bacca, Niang e Kucka ormai lontani da Milanello, ma restano nomi pesanti da tenere fuori e la cui presenza in campo esclude di riflesso quella dei nuovi acquisti.

Nella sfortuna, ammesso che l’abbondanza di soluzioni possa essere considerata tale, Montella ha la possibilità di ruotare spesso gli uomini a sua disposizione. Trentotto match di campionato, già cinque in Europa League, in attesa di cominciare anche il cammino in Coppa Italia. Certo, vanno azzeccate le scelte e pare proprio che i calciatori si divertano a mettere in difficoltà l’allenatore, non offrendo un rendimento costante, ma che vive di alti e bassi.

Resta sempre fuori qualcuno di importante

Prendiamo Suso, uno dei fedelissimi di Montella, per cui spesso e volentieri viene trovato un posto anche dove non ci sarebbe, ma che non sempre risponde presente quando deve diventare protagonista. Salvo poi fare faville quando parte dalla panchina. O Andrè Silva, che in Europa incanta ma in Italia deve ancora ingranare. Per fare spazio a tutti c’è sempre qualche esclusione eccellente. Come Bonaventura, da indispensabile a rincalzo nella nuova mediana. O Kalinic, che è andato in campo a mezzo servizio prima di affermarsi come titolarissimo, a scapito di Borini e Cutrone, eroi dell’inizio della stagione.

Una situazione non semplice, che richiede a Montella molta diplomazia, ma anche parecchia decisione nell’imporre le proprie scelte e soprattutto nel farle accettare. E purtroppo per lui, in questo traffico fare qualche multa non basta. O può addirittura essere controproducente.