Francesco Cavallini

Non si può sempre accontentare tutti. È il ruolo che lo impone. Le scelte, anche le preferenze personali, fanno parte del gioco. E per quanta buona volontà ci si possa mettere, diventa praticamente impossibile far convivere le necessità e le volontà di tutti. Una rosa composta da più di venti calciatori, tutti di buon livello, difficilmente si gestisce con le buone maniere e la partecipazione. Anche il più scientifico dei turnover, con il coinvolgimento di tutti gli effettivi, si basa sulla necessità da parte dell’allenatore di imporre la propria visione. E sull’accettazione da parte dei calciatori del diktat che arriva dalla panchina.

L’equilibrio instabile del nuovo Milan

Vincenzo Montella non la pensa così, non del tutto. Non che non sia capace a imporsi, ci mancherebbe, ma le sue scelte sembrano figlie di una precisa volontà di non far sentire nessuno escluso all’interno del nuovo progetto Milan. È un equilibrio instabile, basato sulla volontà di non disperdere il patrimonio dei superstiti della passata stagione e sulla necessità di inserire i nuovi (e costosi) acquisti. Con queste premesse, tutto diventa maledettamente complicato. Come lasciare fuori un attaccante pagato 40 milioni di euro, o non trovare spazio per chi, come Bonaventura, negli ultimi anni si è portato il Milan sulle spalle, donando tra l’altro alla causa anche un adduttore distrutto.

Montella non riesce a creare un’identità alla squadra

Ma per Montella è per forza di cose l’ora delle scelte. Il suo incaponirsi su determinate situazioni (Suso, da trequartista poco utile, la scelta di Zapata per Musacchio, che a inizio stagione sembrava inamovibile) sta portando al Milan più problemi che benefici. Il lavoro di creazione, perchè di creazione da zero si tratta quando almeno otto undicesimi della squadra titolare sono nuovi, viene ostacolato dai continui cambi di direzione. Il modulo, ma anche gli interpreti, undici formazioni diverse in altrettante partite. Al punto che risulta complicato individuare i titolari.

Scelte impopolari, ma necessarie

La panchina di Montella non è a rischio, almeno non ancora. Nove vittorie e due sconfitte, seppure dalle modalità abbastanza preoccupanti, sono un ruolino di marcia che promette bene, ma che va confermato col tempo. E il tecnico dovrà fare di necessità virtù, accettare i musi lunghi e tenere a bada chi per forza di cose giocherà meno, perchè l’unico modo per far carburare questo Milan è quello di scegliere un nucleo di calciatori e plasmargli intorno la squadra. E non conta se le preferenze andranno su qualcuno della vecchia guardia o sui nuovi arrivati. Il ruolo impone capacità di decidere e soprattutto di non farsi influenzare dalle dinamiche dello spogliatoio. Accontentare tutti non si può. Prima Montella ne prenderà atto, prima il Milan può diventare una squadra con un’identità. Che al momento latita.