Riccardo Stefani

Al Milan le aspettative di fine estate stanno lasciando spazio alla delusione autunnale. E proprio quando siamo vicini ad Halloween, quelli che scendono in campo non sembrano esattamente diavoli rossoneri. Visto l’approccio altalenante al campionato, sembra quindi proprio il caso di andare a bussare alle porte europee, sperando nel dolcetto e non nello scherzetto, che altrimenti rischia di essere ravvisato a fine stagione.

Meglio in Europa League che in campionato

Entro i confini nazionali, 12 punti in 8 giornate non sono molti, considerando il prestigio del club in questione e gli investimenti fatti in estate. La speranza di competere in campionato si fa sempre più remota. Montella le sta provando tutte, ma dopo aver sperimentato le combinazioni possibili nell’organico, trovando come ottima costante forse il solo Kessiè, deve per forza di cose tirare le somme di quanto visto finora: in Italia non si riesce a decollare ma in Europa questo Milan sta prendendo un’ottima piega.

Il Milan di coppa? Bene, ma non benissimo

Il baby Cutrone e il neo-acquisto Silva stanno trovando sui campi dell’Europa League i loro meritati momenti di gloria, ma la difesa mostra comunque dei buchi troppo evidenti (come nel caso del 3-2 contro il Rijeka). Le goleade contro l’Austria Vienna e lo Shkendija dimostrano che i rossoneri hanno una buona predisposizione offensiva, non solo negli uomini lì davanti ma nella costruzione generale delle azioni d’attacco da parte di tutta la squadra. Montella però è ben consapevole di non poter continuare ad affidarsi alle sole marcature, ma che c’è necessità di consolidare l’identità di squadra e di ristrutturare completamente i movimenti (ed il morale) della difesa.

Tornare in Europa attraverso l’Europa?

Certo, gli avversari incontrati in Europa League finora non sono neanche lontanamente paragonabili a quelli delle competizioni continentali a cui i rossoneri sono abituati, ma portarsi a casa la pronipote della Coppa delle Fiere piena di soldi significherebbe molto. In primis vorrebbe dire poter continuare a lavorare su questo gruppo, affrancandosi dall’obbligo di cedere dei pezzi pregiati che, tra l’altro, di questo passo rischiano anche di svalutarsi. Ma oltre al mero discorso economico, il Milan del Sol Levante ha come priorità quella di tornare grande come nei tempi che furono. Di tornare a lottare nell’Europa che conta. E chissà, magari a sollevare la coppa dalle grandi orecchie. Ovviamente guadagnarsi un posto in Champions attraverso questo campionato molto competitivo non è così semplice. E quindi perchè non tornare in Europa…direttamente dall’Europa?