Redazione

Il modulo va bene, ma la resa in campo dipende soprattutto dagli interpreti. E chi va in campo lo decide l’allenatore, che si becca i complimenti quando le cose vanno bene, ma anche le critiche quando la squadra non gira. E dire che contro la Sampdoria le scelte di Montella si siano rivelate sbagliate non è un eufemismo. Modulo che le vince tutte non si cambia, ma se restano fuori Musacchio, Calhanoglu e Andrè Silva, rispettivamente per il disastroso Zapata, per un Bonaventura travolto dal centrocampo doriano e un Suso sempre più anonimo, ci sta che il risultato possa essere diverso da quello che ci si aspettava.

Attacco sterile, con Kalinic troppo solo

Il Milan di Marassi è più o meno quello visto con la Lazio. Apatico, incapace di creare anche il minimo pericolo alla porta avversaria. Kalinic è isolato, gli mancano gli inserimenti di Calhanoglu o la presenza di Silva a togliergli di torno almeno un avversario. L’esperimento Suso seconda punta prende sempre più le sembianze di un fallimento, in quella posizione lo spagnolo non è nè carne nè pesce, non riesce a creare nulla di buono e costringe il collega di reparto a far da sè, che non sempre significa far per tre.

Difesa indecisa e preoccupante

Tre, come i difensori schierati da Montella. Altra occasione per Zapata, che rispetto al match contro la SPAL ha di fronte avversari più fastidiosi e ne soffre. Musacchio resta di nuovo fuori e la squadra balla, anche perchè, se Romagnoli è ancora alla ricerca della forma migliore, in mezzo alla linea c’è un Bonucci che sembra anche lui quello dell’Olimpico. Stavolta non c’è Immobile ma Zapata, non il suo compagno di squadra ma Duvan, l’attaccante della Samp. Che sovrasta l’azzurro, lo aggira e gli sfugge di continuo. Le braccia ai fianchi e lo sguardo sconsolato del capitano sono il sintomo lampante di un disagio difensivo che non è stato risolto.

Le scelte di Montella non convincono

Indipendentemente dalle prestazioni in campo, non certo memorabili, il dito dei tifosi viene puntato su Montella, reo di non aver schierato Silva. Che rimane mestamente in panchina anche quando la Samp passa in vantaggio, dato che nell’assalto finale l’allenatore gli preferisce Cutrone e Borini. Calhanoglu entra, ma con il Milan sotto di un gol il turco non può fare miracoli. Esterni confusionari (Rodriguez si vede poco, Abate anche meno), Kessiè e Biglia travolti dal centrocampo avversario, esattamente come era accaduto con la Lazio. E poi quella difesa assente, incapace di tenere la linea e in cui anche un valore assoluto come Bonucci diventa un calciatore qualsiasi. C’è da lavorare, molto. Dopo l’Europa League arriva la Roma, che se dovesse produrre quanto ha fatto nelle ultime giornate rischia seriamente di tornare da Milano con la posta piena.