Luigi Pellicone

Una grandissima prova di maturità. Non era facile, per la Lazio, estraniarsi dalla tempesta mediatica. Invece i biancocelesti si tirano fuori dall’occhio del ciclone. A Bologna giocano una partita dall’anima “slava” fatta di genio e sregolatezza, dominio e distrazione, autorevolezza e paura. E una sana rissa verbale. Nella notte in cui Inzaghi supera Maestrelli, è il minimo sindacale.

Niente paura, ci pensano Milinkovic e Lulic

La vittoria è concepita dall’uomo che incarna il momento Lazio. Milinkovic-Savic non è più una sorpresa, ma una certezza. Ed è in continua crescita. Gli è sufficiente poco più di una mezzora per tramortire un Bologna volenteroso e poco più. Primo attacco, primo affondo, subito gol. Regia di Milinkovic-Savic: ciak, azione e rete. Il centrocampista si prende l’oscar di protagonista assoluto del match. Sblocca il risultato e si procura il calcio di rigore che Immobile calcia sul palo. Poco dopo Lulic mette in ghiaccio la partita. Un gol più trovato che cercato, ma l’importante è esserci. Due firme slave su una una vittoria che convince, al di là del risultato, per come è maturata. La Lazio ha spinto senza sosta. Due gol, un rigore sbagliato, un altro palo e almeno un paio di occasioni.

Alla paura, invece, Lulic provvede da solo

A qualche patema e a un po’ di sregolatezza, ci pensa sempre Lulic. Il suo autogol complica la vita a una gran bella Lazio. Il Bologna ritrova fiato e speranze dopo l’autorete del bosniaco, che perde molta serenità, costringendo il tecnico a sostituirlo. Una scelta che evidentemente non va giù al capitano che perde la testa e dimentica i gradi. Reazione palesemente scomposta, qualche parola di troppo. Inzaghi osserva, più o meno impassibile, la scena e lascia che il calciatore cuocia nel suo brodo. Ci sarà tempo e modo di chiarire quanto accaduto. Nel frattempo il tecnico si gode una squadra che gioca con autorità prende in mano la partita e ha anche imparato a soffrire. Non è poco per chi ambisce ormai senza nascondersi alla zona Champions.