Massimo Piscedda

Mirko Antonucci, classe 1999, è l’ultimo talento uscito dal vivaio di casa Roma. In Sampdoria-Roma è entrato in campo a venti minuti dalla fine, riuscendo a confezionare tre ottime azioni, una delle quali ha portato all’assist vincente per il goal di Dzeko allo scadere. Cresciuto nelle giovanili, ora si allena in pianta stabile in prima squadra e il più delle volte gioca nel campionato Primavera.

Sin da piccolo si intravedeva molto talento in lui, è un destro che gioca a sinistra, ha buonissime accelerazioni in dribbling, anche se a volte è troppo individualista. È cresciuto molto in tutti i sensi, ha messo muscoli dove mancavano, ha migliorato la capacità di soffrire nella seconda fase, ma soprattutto il modo veloce di pensare nell’effettuare le giocate. E a Marassi si è notato, soprattutto per chi lo conosce bene come me.

Antonucci ha capito che la categoria è diversa, molto diversa, e quindi la giocata predeterminata è la cosa giusta da fare, anche perché la sua forza muscolare ancora non è ben definita per sopportare contrasti e duelli corpo a corpo. Contro la Sampdoria ha fatto due-tre cose semplici, ma con tecnica e tempi giusti, provocando due azioni molto pericolose e distinguendosi con un inserimento in cui lo stesso Dzeko non gli ha permesso di far goal.

Un plauso alla Roma che lo ha cresciuto e uno a Di Francesco, che lo sostenuto in questa fase di crescita ai massimi livelli. Ora viene la fase più difficile per questo ragazzo: dover sempre dimostrare di essere all’altezza è la cosa più stressante per un giovane che si affaccia tra i professionisti. Io credo che quando si hanno grandi qualità si è già un passo avanti, ma se non si ha testa giusta si torna già tre passi indietro. Ma non sarà il caso di Mirko Antonucci. E tutti lo speriamo, anche perché quando un giovane è di talento diventa un patrimonio del calcio italiano e non di un solo club.