Redazione

Cronaca di un finale annunciato da tempo. Il Modena ha le ore contate ed è destinato a fallire. Un epilogo drammatico per la società emiliana e per la Serie C, che continua a perdere società partecipanti. Prima, dopo e, adesso, anche durante i campionati. Il Modena, inserito nel girone B, è a un passo dalla radiazione. L’ultima parola spetta alla FIGC, che però non ha molta scelta: Aldo Taddeo, il nuovo proprietario del club, deve staccare un assegno da 170 mila euro per l’affitto dello stadio “Braglia” fino alla fine del campionato. Difficile, quasi impossibile, reperire i fondi necessari. Ergo, non vi sono alternative praticabili. Sarà fallimento.

Un danno inenarrabile

Cancellati, con un colpo di spugna, 105  anni di storia. E non solo. Fine anche di un record. Il Modena può (ancor per poche ore) ancora vantare di non essere mai stata retrocessa nei campionati dilettantistici ed è fra le “sette sorelle” (con Inter, Roma, Albinoleffe, Sampdoria e Feralpi Salò) che non sono mai incorse in fallimenti, rifondazioni o retrocessioni per illeciti sportivi. Ha ottenuto cinque promozioni dalla B alla A, dove ha giocato 28 campionati. Mezzo secolo, invece, trascorso in cadetteria. Il terzo posto del 1946-1947 e la semifinale di Coppa Italia, raggiunta nel 1941-1942, rappresentano le vette di un lungo percorso che ha visto alternarsi anche diversi calciatori che, attraverso la via Emilia, si sono lanciati verso le grandi squadre: un nome su tutti? Luca Toni, alla sua prima esperienza con il calcio che conta, in prima squadra, con la maglia dei canarini. E c’è anche Stefano Cuoghi (1979/80) artefice del ritorno in C1.

Addio al calcio e ai…tortellini

Un momento veramente difficile per la città: niente calcio e neanche tortellini. Il fallimento, ormai alle porte, del Modena, coincide con quello della famiglia Fini, costretta a mettere all’asta lo storico ristorante in centro e l’albergo. Un altro duro colpo per una popolazione che perde, quasi in un colpo solo, due punti di riferimento. Il Modena e i tortellini in brodo fatti a mano. Due riti irrinunciabili ormai andati. Un vero peccato.