Matteo Muoio

Il trofeo di Ligue 1 torna al Principato dopo 17 anni. Ieri sera il Monaco si è laureato campione di Francia con due giornate di anticipo grazie al successo interno contro il Saint Etienne firmato Mbappè e Germain. Ottavo titolo nazionale per i monegaschi, forse il più bello di sempre; perché arriva a coronamento di una stagione strepitosa, che ha visto i francesi contendere alla Juve l’approdo in finale di Champions e disputare pure la finale di coppa nazionale, regalata al PSG con un turnover totale proprio in vista dell’impegno contro i bianconeri. Il Monaco è stata la più bella realtà europea della stagione. Il Principato non è Bergamo e non si avvicina nemmeno un po’ alla dimensione epica dell’impresa Leicester, ma l’annata dei ragazzi di Jardim racconta di come sia possibile fare calcio ed essere competitivi ad alti livelli anche senza spese folli, che vincere con i giovani e la programmazione non è una chimera. Un esempio virtuoso da emulare, un momento rivoluzionario per il calcio europeo.

Mbappè alza il trofeo con i compagni

 

 

Monaco campione, la storia : dalle spese folli al progetto giovani

I monegaschi, in patria, hanno interrotto il dominio del PSG che durava da 4 anni e sembrava destinato a protrarsi ad oltranza. E questa sarebbe già una notizia. Del Monaco, di come sia nata e sia stata progettata questa squadra, abbiamo scritto più volte negli ultimi mesi. Un brevissimo riassunto:  nel 2011 i monegaschi retrocedono clamorosamente in Ligue 2 e nel dicembre dello stesso anno il club viene acquistato dal magnate russo Dimitrij Rybolovlev, tra i 100 uomini più ricchi al mondo secondo Forbes. Vuole riportare il club ai vertici del calcio europeo, e, c’entrata la promozione nel giugno 2013, inaugura una faraonica campagna acquisti che vede sbarcare nel Principato, tra gli altri, James Rodriguez, Falcao, Moutinho e Kondogbia per un investimento da oltre 150 milioni. I biancorossi chiudono al secondo posto e si preparano a scalzare il PSG dal trono a suon di milioni. Non fosse che il patron Rybolovlev divorzia dalla moglie Elena ed è costretto a versargli qualcosa come 534 milioni di euro. La disastrosa vicenda coniugale ha inevitabilmente ripercussioni sulla squadra; stop alle spese folli, il progetto tecnico va ripensato, anzi, pensato. Si avvia, quindi, il circolo virtuoso che nel lungo periodo ha portato a questa stagione straordinaria. Dei vari movimenti, nel dettaglio, scrivevamo già a marzo, basta ricordare che tra James, Kondogbia, Carrasco e Martial, il Monaco ha incassato quasi 200 milioni. Reinvestiti bene, su giovani di grande prospettiva che oggi valgono almeno il doppio: da Bernardo Silva, pagato 15 milioni nel gennaio 2015, a Lemar, arrivato l’estate successiva per appena 4 milioni, da Bakayoko, arrivato nel 2014 per 8 milioni, a Mendy, pagato 16 nel luglio dello scorso anno e oggi titolare della Nazionale francese. Si è deciso di andare a prendere la meglio gioventù francese, altri giocatori li ha portati – e poi spostati – Mendes, con cui il club è in ottimi rapporti, altri, come Glik, si sono rivelati innesti di ottimo rendimento. Il saldo dei monegaschi è assolutamente in attivo, e tutti i movimenti in entrata, dal più oneroso al più contenuto, sono stati finanziati dalle plusvalenze delle campagne precedenti. Il Monaco non ha bacino d’utenza; il Louis II può ospitare massimo 19500 spettatori, la tifoseria è poco calda. Dagli sponsor non arrivano grosse entrate, il fatturato 2016 è arrivato a 77 milioni, un terzo di Roma e Milan, per intenderci, meno di un quarto della Juventus. Eppure il club ieri si è laureato campione di Francia ed è arrivato tra le prime 4 di Champions.

Leonardo Jardim, al Monaco dal 2014

IL CAPOLAVORO DI JARDIM, FENOMENO MBAPPE’
Il Monaco 2016-2017 è la formula perfetta dell’alchimista Jardim. Il concept trainer alla terza stagione in Francia e oggi cercato da mezza Europa. Ha fondato il sistema di gioco sul talento a sua disposizione, presentando un 4-4-2 – più 4-2-4 – che ad inizio stagione faceva storcere il naso a molti. Il campo però gli ha dato ragione, perchè oltre a vincere la sua squadra ha divertito, spesso deliziato. Del Monaco si è iniziato a scrivere molto dopo la lezione inflitta al City di Guardiola agli ottavi di Champions, eppure la squadra era prima in campionato praticamente da settembre e in quel momento – eravamo a marzo – aveva già segnato 104 gol in tutte le competizioni, più del Barcellona o di chiunque altro. Con 24,8 anni d’età media è la più giovane tra le vincitrici nei primi 5 campionati europei, era anche la più giovane delle 16 figuranti agli ottavi di Champions. Dell’11 titolare di base solo Glik, il portiere Subasic e il redivivo Falcao –  tornato al top dopo le annate buie in Inghilterra – non sono nati negli anni ’90. Se poi dalle giovanili ti sbuca fuori quel mostro di Mbappè il gioco è fatto; dagli esordi gli hanno appiccicato addosso la pesante etichetta di nuovo Henry, per una volta il paragone non è esagerato. Diciotto anni compiuti lo scorso dicembre, ad Henry ha tolto il primato di marcatore più giovane nella storia monegasca; 26 gol in stagione, 15 in campionato – insieme ad 11 assist! -, 6 in Champions, tutti nella fase ad eliminazione diretta. Numeri e colpi da fenomeno, sembra diventare più forte di partita in partita. E si dice che qualcuno stia già preparando l’assegno da 100 milioni.

La coppia gol Mbappè-Falcao