Redazione

Ha vinto il 3-5-2. A un poker subìto, il Milan risponde calando il pokerissimo. Austria Vienna travolto. Al di là del risultato e della consistenza, non eccelsa, degli avversari il Milan ritrova due protagonisti: la coppia d’assi d’Europa. Silva e Calhanoglu si prendono la scena. Il portoghese mette a segno una tripletta. Il turco, schierato nel suo ruolo naturale diviene una discriminante fondamentale. Segna, fa segnare, ispira il gioco, e trova sempre una soluzione intelligente. Spesso decisiva.

Più spazio e scelte a disposizione

Calhanoglu, per la prima volta in questa stagione, si è giovato della presenza dei tre difensori centrali e di due mediani. “Guardaspalle” a profusione. Una rivoluzione tattica fruttuosa: il turco ha un ampio ventaglio di scelte. In fase di possesso palla, può dialogare con il centrocampista o cercare l’esterno in sovrapposizione o il pallone filtrante per i due attaccanti. E tentare la soluzione personale. Evidentemente la posizione di trequartista costituisce la soluzione ideale. L’intesa con Andrè Silva è stata quasi naturale. Cosi come la libertà di azione gli ha permesso di essere decisivo sin dai primi minuti di gioco.

La lampadina fra le geometrie

Calhanoglu è l’unico, insieme a Suso, ad avere “piedi superiori” in una squadra che, per il resto degli interpreti, è ricca di dinamismo e geometria. Nel 3-5-2 , intrinsecamente un modulo assolutamente prevedibile, il turco rappresenta la variabile impazzita, l’anarchico che può rovesciare i destini del match: ecco perchè è cosi decisivo, specialmente se liberato dai compiti difensivi. Impossibile che ciò accada nel 4-3-3 dove deve condividere spazi e tempi con Suso e Bonaventura. Due pupilli di Montella. Chiamato a effettuare scelte dolorose, anche se, con tutti questi impegni, ci sarà spazio per tutti. Vienna ha lasciato in eredità due verità inconfutabili: Calhanoglu può giocare solo lì e con questo modulo, sorretto da una squadra operaia che ne supporti il talento.