Luigi Pellicone

Gol invisibili, eppure pesantissimi. L’ennesima partita senza reti sancisce la fine dell’avventura rossonera di Montella. Il tecnico arriva a Milanello, convinto di condurre l’allenamento. Invece si è consumato uno strappo improvviso. In una delle poche settimane in cui Montella non sembrava a rischio, è capitolato sul serio.

Una decisione che arriva dall’alto

Ha deciso la Cina. Montella non ha incontrato, come consuetudine, Fassone e Mirabelli che avrebbero concesso comunque l’ultima spiaggia con il Benevento. Questione di fusi orari. L’accelerazione è arrivata nella mattinata cinese (quando in Italia era ancora notte). Il Milan non ha giocato male, ma continua a non vincere. Molto ha pesato anche l’ambiente. Montella. da tempo, non era più amato dal pubblico che lo ha identificato come unico responsabile del fallimento milanista. Certo, anche lui ha le sue colpe. Non ha trovato un’identità. E di fronte alle enormi aspettative, paga colpe evidenti, ma non solo sue. Un cammino difficile, quanto sfortunato. Montella ha vissuto due vite: un’annata splendida, lo scorso anno, condita anche da un trofeo. Compatto, con una squadra che non aveva grandi pretese. Quest’anno, invece, con la crescita delle responsabilità, ha rivelato le proprie fragilità.

E con Gattuso?

Adesso si cambia. E qualcuno sarà contento. Altri invece dispiaciuti. L’unica certezza è che sono caduti gli alibi. Per tutti. L’attacco non segna, il Milan non sviluppa gioco. Se Kalinic continuerà a non segnare, se Silva resterà bello solo di notte la colpa non sarà di Montella. Di certo Gattuso infonderà grinta e una ventata di aria nuova. Ringhio potrà lavorare con maggiore serenità, affrontando avversari sulla carta abbordabili. Il nuovo allenatore del Milan opterà per un 3-4-1-2. Rino Gattuso partirà da questa base, per esaltare il talento offensivo a sua disposizione. E di certo chiederà ai suoi calciatori grinta e impegno.

La dirigenza ha le proprie responsabilità

L’esonero di Montella coincide anche con la messa in discussione della dirigenza del Milan. Anche Fassone e Mirabelli saranno messi di fronte alle loro responsabilità. Questa rosa vale il quarto posto? Ha vinto con chi le è dietro, ma ha perso con tutte quelle che gli stanno davanti e ha pareggiato con chi è al suo livello. Quindi i problemi sono due: o è colpa della scelta dell’allenatore o della campagna acquisti. E solo una delle due era ribaltabile. Adesso tocca a Gattuso, che ha un approccio evidentemente diverso, e solo il tribunale del tempo sancirà chi ha avuto ragione. Ma ora la verità è molto vicina. Se il Milan si dovesse confermare a certi (mediocri) livelli, la proprietà valuterà anche il valore e le capacità del parco calciatori. E quelli li hanno scelti Fassone e Mirabelli.