Bobo Craxi

Montella per farsi coraggio cita lo statista Churchill. Diciamo subito che il confronto del giovane allenatore campano non regge, ma parla di abilità nel successo passando da “un fallimento ad un altro”. Una sana autocritica.

Il problema é capire se domenica sia per Montella l’ultima fermata o meno. Certamente siamo alla fine di un ciclo che non é mai iniziato. Diceva Churchill, un po’ più a proposito :”Non è la fine. Non è neanche il principio della fine. Ma è, forse, la fine del principio…”.

Domani può essere l’ultima spiaggia per Montella. E la storia milanista è abbastanza copiosa in materia di allenatori che “non mangiano il panettone a Natale”. Rischió persino Sacchi, che ad ottobre era in ritardo nel campionato e fu buttato fuori dalle coppe con una sconfitta a Lecce da parte dell’Espanyol.

In precedenza furono diversi gli allenatori che non arrivarono neanche al giro di boa dell’andata. Gustavo Giagnoni sostituì Rocco dopo avere rotto con Gianni Rivera relegato in panchina. Un atto più che sacrilego. È passato come una meteora Pippo Marchioro, non arrivando un anno più tardi neanche a festeggiare il Natale sulla panchina rossonera.
A Piacenza fu il giovane Di Francesco a contribuire con un goal nel 1996 al licenziamento in tronco di Tabarez. L’allenatore che sostituì il Capello del triplice tricolore, si rivelò un clamoroso flop al quale non seppe rimediare neanche Arrigo Sacchi, richiamato in servizio per rimediare ad una situazione ormai compromessa. Qualche anno più tardi non ebbe miglior sorte il turco Terim. L’Imperatore, dopo uno zero a zero casalingo col Bologna ed una rovinosa sconfitta con il Toro, se ne tornò nel regno di Costantinopoli.

E ancora: Leonardo, Allegri, Inzaghi, Seedorf e Brocchi. Chi più chi meno costretti alle valigie dalle critiche provenienti da Arcore dove venivano espressi i giudizi finali sulle sorti degli allenatori. Ora Berlusconi non c’è più, ma ha trovato il modo di far sapere che lui, con l’ingaggio di Montella, c’entra poco o nulla. È l’ultima responsabilità che si è assunto Galliani che vedeva in Montella un allenatore giovane e dalle idee brillanti. Difficile non credere che abbia avuto qualche ruolo nella campagna acquisti, che ormai possiamo definire sbagliata, nonché una delle questioni principali dell’annunciato fallimento rossonero.

Montella potrà anche avere risultati più accettabili: non si percepisce, però, che sarà difficile rimodellare in corso d’opera il progetto complessivo di una squadra che gioca peggio dell’anno scorso pur avendo un parco giocatori sulla carta certamente migliori. Avrà il fondo Elliott comprensione per questo svarione degli attuali locatari della Società Rossonera? D’altronde con lo stesso cinismo con il quale hanno fatto fallire una nazione come l’Argentina, si immagina siano pronti a farlo anche con la gloriosa squadra rossonera. Altrimenti, pur di cercare di recuperare i propri soldi si convinceranno, prima di cambiare il management, a cercare sul mercato qualcuno che provi a raddrizzare la che nave che imbarcando acqua.
Questa volta a decretare la fine della corsa dell’allenatore non é un capriccio del padrone della società: i vertici del Milan non sono così sensibili alle vicende italiane del pallone. L’oggettiva istanza di un’opinione pubblica rossonera sarà anche viziata dalle vittorie ma non ha smesso di nutrire fiducia di ritornare ad essere una squadra rispettata e competitiva.