Redazione

Il Milan perde una partita che tutto sommato non ha interpretato male come quelle di Roma e Genova. Il risultato però è identico e la classifica inizia a dispiacere. Tre sconfitte in sette partite, due delle quali maturate contro avversarie dirette per la corsa alla Champions.

Consegnato il centrocampo

Alcune scelte di Montella non hanno pagato. Nè convinto sino in fondo. La Roma è una squadra muscolare, difficilmente attaccabile. I giallorossi, come previsto sono rimasti stretti e corti pressando la zona del pallone. Il Milan ha provato a giocarsela sulla qualità e sul ritmo. Nè Biglia, né Kessie, però, sono stati in grado di contrastare Nainggolan Strootman (sino a che è stato in campo) De Rossi e Pellegrini. Oggettivamente la mediana giallorossa appare superiore, soprattutto sul piano fisico. Non a caso, oltrepassata l’ora di gioco, quando si è accesa la spia della riserva, il Milan si è allungato e disunito permettendo scambi e tentativi da fuori area. Non è un caso che Dzeko, grande bomber d’area di rigore, abbia trovato il Jolly da fuori area dopo aver avuto il tempo di mirare l’angolo. Anche il gol di Florenzi nasce da uno scambio maturato sulla trequarti, divenuta terra di conquista giallorossa.

Calhanoglu, in mezzo non va…

Il Milan non ha convinto neanche nella costruzione del gioco. Calahnoglu schierato come mezzala ha poco senso in generale, figurarsi quando si è trovato a rincorrere Nainggolan e Pellegrini. La copertura non è un compito nelle corde del turco che ha preso due cartellini spesi per rincorrere l’avversario regolarmente scappato via. Il numero 10 alle spalle del turco non è un capriccio: è la fotografia del suo ruolo. Il ragazzo può dare il meglio di sé come trequartista, con Biglia e Kessie di copertura. Le difficoltà fisiche palesate durante il match dal centrocampo hanno accentuato la difficoltà del turco che ha chiuso, inevitabilmente, la sua partita anzitempo. L’espulsione, più che punire due falli non affatto cattivi, condanna le scelte di Montella.

C’è ancora tempo per risalire la china

Le prime sette giornate di campionato lasciano in eredità un Milan che non è ancora pronto, né maturo per competere ad altissimi livelli. La squadra non ha la tenuta per tutti i 90′ di gioco e neanche troppa personalità. Se a gioca alla pari sino a che il risultato è in bilico, poi, subìto il gol, sparisce dalla partita. Tre indizi costituiscono una prova. Lo scudetto non è alla portata e probabilmente neanche il podio. Resta, però, da giocarsi l’ultimo posto valido per l’accesso diretto in Champions. E in questa ottica la sfida è proprio con le due romane, con cui Montella ha perso in modo diverso. Male con la Lazio, alla distanza con la Roma. La sosta giunge quanto mai necessaria per recuperare condizione fisica ed idee. Già, perchè non è solo una questione fisica: la squadra ha perso anche le misure e lo spirito di mutuo soccorso. In questi quindici giorni il tecnico ha molto da lavorare.