Luigi Pellicone

Chiamatela zona…Murgia: 3-2 alla Juventus, 3-2 al Vitesse. Sempre bello…e decisivo. Bello, perchè è facilmente intuibile. Basta guardare la foto. Il centrocampista biancoceleste è ancora un volta decisivo. Solo gol importanti. Uno, ha regalato la Supercoppa. L’altro, la prima vittoria in Europa League. In entrambi i casi due reti segnate con rara freddezza e ottima tecnica.

Il…principino biancoceleste

Murgia non è una meteora. Ha un’ottima tecnica, gioca da mezz’ala con i piedi da numero dieci e gli inserimenti da incursore. Fisico longilineo. Tenace, sa inserirsi e legge spesso, e al momento giusto, i tempi di inserimento a rimorchio o nello spazio. Per certi versi e nel modo di giocare e interpretare il match ricorda Marchisio. Anche come atteggiamenti. Un principino. Chi lo conosce assicura sia un ragazzo serissimo, con la testa da calciatore professionista a dispetto della giovanissima età. Attento, scrupoloso in campo e giudizioso fuori. Nessun eccesso. Solo tanta grazia ed eleganza. Voleva diventare calciatore. Meno male che gli hanno dato retta. Ci sta riuscendo. E anche bene.

Centrocampista moderno

Murgia era un predestinato sin dalle giovanili. Uno dei pupilli di Inzaghi, che lo ha atteso un anno prima di inserirlo nella rosa. Scelta azzeccata. Temporeggiare, del resto, significa spesso prendere la decisione più giusta. La scommessa non era comunque difficile da vincere: Murgia ha ottima tecnica individuale, calcia indifferentemente di destro e di sinistro, ha spiccato senso tattico. Grande personalità nel cercare la giocata, non ha paura di tentare (e si vede) di attaccare lo spazio e cercare la conclusione in porta. Da ragazzo ha iniziato da numero 10, come seconda punta o trequartista nel 4-2-3-1. Già in Primavera, però, si è evoluto come intermedio di centrocampo o vertice basso. Fra i grandi, Inzaghi gli ha cucito addosso il ruolo di interno con la possibilità di sganciarsi. Ancora una volta, ha avuto ragione. Una scelta ripagata con gli interessi. Due volte su due, alla cassa.