Francesco Cavallini

Il 9 novembre 1989, in una Berlino ricolma di emozioni dall’una e dall’altra parte della città divisa, vengono aperti i varchi di frontiera tra il lato est, controllato dalla Repubblica Democratica Tedesca, e quello ovest, una enclave della Repubblica Federale Tedesca. Il Muro di Berlino, che dall’agosto 1961 simboleggiava non solo la spaccatura in due di una città, ma più in generale la guerra fredda tra la NATO ed il Patto di Varsavia, cessa di fungere da confine. È il primo passo verso la completa riunificazione delle due Germanie, completata nell’ottobre 1990. Una catena di eventi che ha portato enormi conseguenze storico-politiche, ma che ha avuto un certo impatto anche nel mondo dello sport…

Ciò che il Muro di Berlino ha diviso, lo sport unisce

Nella rosa della Germania che vince gli Europei nel 1996, ad esempio, ci sono ben tre calciatori nati oltrecortina (Freund, Sammer, Schneider). Uno di questi, il Pallone d’Oro Matthias Sammer, era addirittura il figlio di un ex nazionale della Germania Est. Ma non solo. Era la stella calcistica della DDR, di cui ha indossato la fascia di capitano ed ha segnato le ultime due reti ufficiali. Un ottimo “acquisto” da parte della Germania unita, un leader nato che ha guidato la Mannschaft (ed il Borussia Dortmund) a importanti successi. Tra i campioni del mondo 2014, invece, c’è solamente un ex-Ossie, Toni Kroos, che tra l’altro ha fatto in tempo ad essere cittadino dell’Est per soli nove mesi di vita.

C’erano una volta le squadre della Germania Est

Questo spostamento geografico della nazionale tedesca è dovuto all’effetto forse più devastante della riunificazione, almeno a livello sportivo. Le gloriose squadre della Germania Est, che ben figuravano anche nei tornei continentali come dimostra la Coppa delle Coppe 1973/74 vinta dal Magdeburg, sono ora tutte relegate tra seconda e terza divisione. L’unico team dell’Est che figura attualmente in Bundesliga è il Lipsia, che però non è l’erede della gloriosa Lokomotiv, ma una società tutta nuova e di recente fondazione. La fusione tra Bundes e Oberliga ha infatti creato parecchi problemi ai club provenienti da oltrecortina, già a partire dalla prima stagione unificata, quella 1991/92, in cui solo Hansa Rostock e Dinamo Dresda sono iscritte alla prima divisione. Da lì, un lento e inesorabile declino, con un conseguente depauperamento dei vivai.

Il boom olimpico del post-riunificazione

Chi dalla riunificazione ci ha decisamente guadagnato, almeno agli inizi, è invece la squadra olimpica tedesca. Il 1992, prima partecipazione come Germania unita dai tempi della Squadra Unificata (presente alle Olimpiadi 1956, 1960 e 1964) rappresenta la seconda miglior prestazione di tutti i tempi dei tedeschi a cinque cerchi, battuta solo dall’Olimpiade “casalinga” del 1936. Già all’epoca si sospettava che questo splendido risultato fosse dovuto al (discusso e discutibile) programma sportivo della Germania Est, che nelle sue cinque partecipazioni alle Olimpiadi aveva ottenuto tre volte il secondo posto nel medagliere. Che sia o no un caso, nel corso degli anni la Germania si è poi riallineata ai numeri di successi che caratterizzavano le Olimpiadi dell’Ovest…

Anche l’Italia ha avuto il suo…Muro di Berlino

E a noi italiani, cosa fa pensare Berlino? Semplice, alla notte del 9 luglio 2006, quando in una città invasa di tricolori italiani e francesi, Fabio Cannavaro ha alzato al cielo la Coppa del Mondo, appuntandoci sul petto la quarta stella. La difesa azzurra, guidata da Gigi Buffon e composta, oltre che da Cannavaro, da Materazzi, Zambrotta e Grosso, capitola solo davanti al calcio di rigore di Zidane, ma comunque rimane insuperabile per tutto il torneo (solo due reti subite, un rigore e un autorete) e per il resto di quella sentitissima finale. Un paragone insolente, forse, ma che da un punto di vita sportivo, in fondo ci può stare. Anche noi, per 120 minuti, abbiamo avuto il nostro…Muro di Berlino!