Luigi Pellicone

Inter–Sampdoria consegna a Spalletti il primato provvisorio e racconta una storia di rivincita. Al 38′ del secondo tempo il tecnico di Certaldo richiama in panchina Nagatomo. Due mesi fa, sarebbero serviti i tappi nelle orecchie. Questa volta il giapponese esce fra gli applausi. Meritatissimi, sia chiaro.

Il soldato Yuto ha vinto la sua battaglia

Nagatomo ha di che essere soddisfatto. Sopportato, deriso, sbeffeggiato. Non si è scomposto di un millimetro. Pazienza e costanza tipicamente giapponese. L’esterno sinistro non ha mai perso di vista l’obiettivo. Lavorare. Anche quando il suo destino sembrava segnato. Nagatomo, nei progetti tecnici (e nelle speranze di molti tifosi) prima o poi avrebbe dovuto lasciare la fascia. Più poi, che prima. Non sarà un fenomeno, ma ha una forza di volontà e interiore ammirevole. Non si è mai arreso. Neanche quando la sua “guerra” per la maglia da titolare sembrava inesorabilmente persa. Come ha fatto? Beh, quando è chiamato in campo risponde sempre presente. Nagatomo trae la propria forza dalla presa di coscienza dei propri limiti. E, consapevole delle proprie difficoltà tecniche e tattiche, si impegna come pochi. E sbaglia anche di meno. Ovviamente. In una squadra organizzata, il “soldato” può ancora starci. Il problema è un altro. Chi dovrebbe esserci, latita….

Entra Santon. E Dalbert?

Nagatomo è stato sostituito da Santon. Spalletti crede molto in lui e sta cercando di recuperarlo. Tutto molto bello. Resta però un ultimo quesito. Se il tecnico vuole acchiappare per i capelli Santon, quanta fiducia ripone in Dalbert? Nagatomo comunque non era un prima scelta. Più che altro solo un sostituto sino al teorico “avente diritto” che era, appunto, il brasiliano. Disperso nella nebbia autunnale? Dopo qualche prestazione largamente al di sotto delle aspettative e degli investimenti, l’esterno ex Nizza sembra uscito definitivamente dai radar spallettiani. Un bel guaio, anche da un punto di vista strettamente economico: Dalbert è stato pagato 20 milioni. Un investimento troppo importante per essere bruciato. Spalletti assicura di non averlo accantonato. Evidentemente è una questione tattica o atletica. In entrambi i casi, è un problema.