Redazione

Yuto Nagatomo come Hiroo Onoda. Chi? Onoda è su tutti i libri di storia. La sua vicenda? Famoso perchè, nel 1974, 30 anni dopo la fine della Guerra Mondiale, venne arrestato dopo essere stato trovato nella giungla dell’isola filippina di Lubang. Non accettava l’idea che il conflitto fosse finito. E che il Giappone aveva perso. Ultimo ad arrendersi. Un po’ come Nagatomo.

I tifosi non lo amano, ma lui resiste

Anche il destino di Nagatomo all’Inter è segnato. Prima o poi dovrà lasciarla, quella fascia. Più prima che poi, si augurano diversi tifosi nerazzuri, stanchi di dover convivere con le incertezze di questo calciatore che, più di ogni altro, ha pagato le ultime annate negative. In fondo, non è neanche colpa sua. L’Inter non riesce a trovare in sostituto adeguato, e lui ne fa le spese.

Un onesto soldato

Nagatomo, da buon soldato, non si arrende. Neanche all’evidenza di una guerra finita. La sua avventura potrebbe essere agli sgoccioli, ma quando è chiamato in campo risponde sempre presente e con una professionalità davvero ammirevole. Certo, il rendimento sul campo non è direttamente proporzionale all’impegno profuso ma, viva la faccia, Nagatomo pur consapevole dei propri limiti tecnici e tattici, si impegna come pochi. E sbaglia anche di meno. Ovviamente. In una squadra organizzata, il “soldato” può ancora starci.

Non c’è sconfitta, nel cuore di chi lotta

La guerra non è finita. Spalletti ha utilizzato Nagatomo con grande costanza. Una scelta dettata da scarse alternative, ma il “samurai” nerazzurro ha sfruttato l’occasione, guadagnandosi, di fatto, la riconferma. Il tecnico toscano lo ha definito “buon giocatore”. Il giapponese, non è uno che scava i solchi sulla fascia, né è quel “quid” che fa la differenza. Il soldato Nagatomo è un onesto faticatore, che non sbaglia se nessuno intorno a lui sbaglia. Ha bisogno di una squadra ordinata e movimenti precisi per rendere al meglio. Non a caso, con Spalletti è un po’ migliorato, sia in fase di chiusura che di impostazione di gioco. Basta non chiedergli più di ciò che sa fare: correre, passare il pallone, restare concentrato, non prendere iniziative soldato. Lascia fare. Non sarai un titolare, ma neanche l’ultimo degli scarti.