Matteo Muoio

Se l’Hoffenheim quarto in classifica – a quattro punti dal Lipsia secondo – è una delle sorprese di questa Bundes, il merito è soprattutto del tecnico Julian Nagelsmann. Lui sì, la più grande rivelazione del calcio tedesco degli ultimi anni. Classe ’87, aveva 28 anni quando nel febbraio 2016 veniva promosso dall’u.19 alla prima squadra. Il più giovane allenatore a sedere su una panchina del massimo campionato tedesco, fatta eccezione per la parentesi ad interim di Bernd Stöber, allenatore del Saarbrücken per una gara, a 24 anni, nell’ottobre 1976. La società gli aveva già comunicato qualche mese prima che sarebbe stato promosso per la stagione in corso, l’esonero di Huub Stevens accelerò i tempi. Prendeva un Hoffenheim penultimo con un piede in Zweilte, distante 7 punti dalla salvezza. A maggio riuscì nell’impresa e quest’anno, più o meno con la stessa squadra, lotta per un posto in Champions. Tre giorni fa la federazione tedesca lo ha nominato miglior allenatore dell’anno 2016; inutile dirlo, è il più giovane a fregiarsi di tale riconoscimento. Studio, tanta preparazione e nuove idee. Nagelsmann può essere considerato la miglior espressione della figura del “laptop trainer”: si tratta di una nuova generazione di tecnici che si sono affacciati in Bundesliga tra i 30 e i 40 anni senza particolare esperienza da giocatori, figli del processo di rinnovamento e formazione intrapreso dalla Federazione negli ultimi 15 anni, avvezzi pure all’utilizzo della tecnologia per sviluppare il proprio stile di gioco.

Julian Nagelsmann

Julian Nagelsmann, miglior allenatore della Bundesliga a 29 anni (foto www.achtzehn99.de)

Fenomeno Nagelsmann: il ritiro, l’università e il ritorno al calcio

Difatti, lo stesso Nagelsmann aveva smesso prestissimo col calcio giocato, a nemmeno 21 anni: faceva il difensore nelle giovanili del Monaco 1860, nel 2008 era passato all’Augsburg ma alcuni brutti infortuni lo portarono al ritiro. Nei mesi successivi ebbe un breve incarico come collaboratore dell’attuale tecnico del Dortmund Thomas Tuchel, fondamentale nel suo percorso. Il giovanissimo bavarese studiava gli avversari dei biancoverdi. “Ebbi la fortuna di incontrare Tuchel che allenava la seconda squadra. Lui mi fece innamorare del calcio visto con gli occhi del mister. Gli devo molto”. Terminata l’esperienza da scout con Tuchel si era rimesso a studiare, iscrivendosi prima alla facoltà di Economia poi a quella di Scienze Motorie.

La nuova chiamata del Monaco 1860 cambiò tutto: “Un giorno all’università ho ricevuto una chiamata dalle giovanili del Monaco 1860. Subito mi è tornata la febbre del calcio, era altissima. Ho abbandonato la laurea, mi sono messo a studiare per diventare allenatore”. Nel 2008 viene inserito nello staff tecnico dell’under 17. Due anni dopo passa all’Hoffenheim come head coach dell’under 17, carica che ricopre fino al gennaio 2013, quando viene accorpato allo staff tecnico della prima squadra. In quel periodo l’ex portiere Tim Wiese – oggi wrestler – gli appiccica l’etichetta di “mini-Mourinho”. A giugno torna nelle giovanili come allenatore dell’under 19: con questa, nel 2014, diventa il più giovane allenatore a vincere il campionato di categoria, sfiorando il bis l’anno dopo. La svolta, s’è detto, risale all’ottobre 2015, quando il ds Rosen gli comunica che dalla stagione 2016-2017 guiderà la prima squadra; l’esonero di Stevens e la promozione anticipata hanno regalato una storia ancora più bella.

Tuchel e Nagelsmann durante l’ultimo incrocio in campionato. Ph da Onefootball.com

IL PERSONAGGIO
Giovanissimo, tanto che in rosa figurano 3 suoi pari età,  il centrocampista svizzero Pirmin Schwegler e gli attaccanti Sandro Wagner e Adam Szalai. Un altro centrocampista, Eugen Polanski, tedesco di origine polacca, ha un anno più di Nagelsmann, che risulta addirittura 4 anni più giovane del secondo portiere Alexander Stoltz, giocatore più anziano in rosa. Rapporti anagrafici che farebbero pensare ad un approccio relazionale complicato, almeno inizialmente. Invece no, perché l’apertura al confronto tra “coetanei” che lavorano nello stesso ambito, con ruoli diversi, si è rivelata la vera arma gestionale del tecnico bavarese. “Ci sono due fattori chiave: uno è la tua intelligenza sociale, l’altro la conoscenza calcistica. Se questi restano in equilibrio, i giocatori capiscono che puoi insegnare loro qualcosa a livello tecnico. E l’età viene dimenticata piuttosto rapidamente (…) Coinvolgo sempre gli atleti nel decision-making: sebbene l’ultima parola ce l’abbia io, non voglio che mi seguano come dei soldati. Devono avere le proprie opinioni e avanzare le loro idee”. Un rapporto informale, di reciproco scambio, ma mai amicale: “Ho un rapporto aperto con i giocatori, e la mia età lo facilita. Ma non potrò mai essere un loro amico. Anche nelle giovanili, finito l’allenamento, ognuno per la sua strada. Perché bisogna sempre averne la guida, salda. La tattica conta solo per il 35-40% del risultato finale. Il resto lo fa il rapporto con i calciatori. Puoi essere un genio del calcio, ma se hai un cattivo rapporto con il gruppo il successo durerà poco e con molte squadre fallirai”.

Riguardo ai punti di riferimento, se Tuchel è stato fondamentale nel suo approccio alla panchina, il vero modello è Guardiola, principe della filosofia calcistica spagnola che Nagelsmann sente vicina alla sua idea di calcio. Lo scorso anno, comunque, in più interviste ha dichiarato di essere rimasto impressionato dal gioco del Lipsia di Rangnick, che ha studiato e analizzato. Sempre su Tuchel, il giovane tecnico, in un’intervista a Fox Sports, ha fatto capire come non si tratti di un rapporto discepolare: “Non ho un rapporto particolare con lui, è lo stesso che ho con gli altri 16 coach della Bundesliga. Innegabilmente Tuchel mi ha formato, ma io ho le mie idee”. Quest’anno con l’Hoffenheim aveva iniziato col 4-3-3, ha trovato la chiave dalla quinta giornata passando al 3-5-2. Difesa alta, pressing martellante e verticalizzazioni continue verso le punte che permettono alla squadra di accorciare rapidamente. “Metto molta enfasi sul nostro comportamento quando non abbiamo la palla, ma non provocherò mai la perdita del possesso. Oggi servono sia soluzioni con la palla, almeno quanto quelle senza”. Diciassette gli schemi da palla inattiva da lui studiati e preparati. Idee, coraggio, applicazione ed età; Nagelsmann ha tutto dalla sua parte per diventare uno dei migliori tecnici tedeschi di sempre. Anche se pescato fra i laptop.

I coetanei Nagelsmann e Szalai. Ph da Sudwest Presse