Francesco Cavallini

Prove di 4-3-3 e qualche timido lampo di Roma. Questa l’eredità delle tre partite in terra americana, in attesa della mini-trasferta spagnola e, soprattutto, di due banchi di prova un po’ più consistenti come Atalanta e Inter. Si è vista una squadra propositiva, che vuole imporre la propria idea di calcio, anche a costo di rischiare un po’ troppo con una difesa altissima. La rosa giallorossa sta pian piano assorbendo i dettami tattici di Di Francesco. Tanta corsa, abnegazione e precisione nei tempi e nei modi dei movimenti. Un orologio svizzero, una macchina di assoluta precisione, non ancora rodata, ma che ha tutto il potenziale per regalare soddisfazioni. Uno schema, però, che richiede un enorme sacrificio fisico, in particolare ad alcuni dei protagonisti in campo. Gli esterni (offensivi e difensivi) e le mezzali. Basta andarsi a spulciare i 114 cambi (tutti quelli possibili) del Sassuolo della prossima stagione per rendersene conto. Questo non dovrebbe certo rappresentare un problema per chi la fatica ce l’ha nel DNA, come Radja Nainggolan.

Nainggolan e il 4-3-3, un equivoco tattico

Eppure in queste prime fugaci apparizioni, che lasciano ovviamente il tempo che trovano, il Ninja è sembrato un po’ vittima di un equivoco tattico a cui Di Francesco dovrà trovare una soluzione. Si mormora di un numero 4 inadatto al 4-3-3 del tecnico abruzzese. Errore, perchè se vuole Nainggolan può giocare anche in porta. Più che inadatto, forse, bisognerebbe dire sprecato. Impossibilitato dai dettami da seguire ad esprimere tutto il suo potenziale. Andiamo con ordine. Il belga nasce centrocampista, come tale si è distinto a Cagliari ed in quel ruolo è stato sempre impiegato, sia da Rudi Garcia che anche nella sua nazionale, dove è uno dei due centrali del 4-2-3-1. Poi, come un fulmine, è arrivato Luciano Spalletti. Che come da tradizione ha scoperto (e soprattuto ha fatto scoprire a tutti) un nuovo Nainggolan, che tra lo scetticismo generale da trequartista è diventato devastante e praticamente immarcabile. Chiedere all’Inter, tanto per fare un esempio.

Detto questo, il Ninja nel 4-3-3 non è assolutamente un pesce fuor d’acqua, ma rispetto agli scorsi diciotto mesi appare notevolmente limitato. Più nei compiti che nel modo di affrontare il match, perchè anche nella partita contro la Juventus non è stato raro vederlo portare il primo pressing sul difensore bianconero e pochi secondi dopo uncinare il pallone nella sua area per bloccare una traiettoria di passaggio. Anzi, volendo essere precisi, per il 4-3-3 ortodosso, in pura teoria, Nainggolan è perfetto, perchè rappresenta esattamente la mezzala box-to-box richiesta. Corsa, piede, disponibilità assoluta al sacrficio. PeròPerò manca l’altro Radja, quello che la posizione di battitore libero che Spalletti gli aveva cucito addosso ha trasformato da ottimo calciatore in top player richiesto dalle big di tutta Europa.

Un Ninja troppo poco nel vivo del gioco

È un equivoco tattico, che di certo Di Francesco ha notato come e più degli altri, ma che balza comunque agli occhi. Il problema appare essere di posizione e di movimenti. Il tecnico della Roma richiede alle mezzali uno sforzo pressochè sovrumano (non per nulla le due mezzali dei tempi di Zeman erano Tommasi e lo stesso Di Francesco, che in quanto a polmoni ne facevano almeno otto in due) e soprattutto una precisione costante nella gestione del ruolo. Scambi, sovrapposizioni con gli esterni, copertura del compagno che attacca la profondità. Non per nulla sia il Ninja che Strootman (che con il suo fisico possente soffre un po’ a inizio partita, prima di iniziare a carburare alla grande) si trovano spesso e volentieri molto più vicini alla linea laterale che nel mezzo del campo, regno che appartiene a De Rossi o al suo alter ego Gonalons. Nainggolan continua ad accentrarsi, come i dettami tattici prevedono, ma non con la frequenza e con la forza devastante a cui ci aveva abituato. Inoltre parte dalla destra, cosa per lui non del tutto inusuale, ma che può impedirgli di utilizzare il piede forte per la conclusione ad incrociare.

Fermo restando che il suo contributo alla causa è immutato e fondamentale, è interesse di Di Francesco, del giocatore e della Roma stessa mettere in condizione Nainggolan di esprimere il calcio che ha fatto innamorare i tifosi giallorossi e ha consacrato il belga nell’Olimpo dei migliori centrocampisti d’Europa. Come abbiamo già avuto modo di ripetere, nell’ortodossia e nell’organizzazione del 4-3-3 c’è sempre la possibilità di dare spazio, anche se non troppo, ad un minimo di anarchia. E quindi il tecnico starà già studiando una situazione che possa liberare il Ninja dalle catene tattiche. Che non lo imbrigliano, perchè è impossibile, ma gli rendono (metaforicamente e non) i movimenti un po’ più complicati. Basta un po’ di alchimia. E la formula giusta è già a portata di mano.