Francesco Cavallini

Le fasi di un amore sono sempre più o meno le stesse. Si inizia scoprendosi a vicenda, con un processo di conoscenza a volte lungo e laborioso, che getta le basi di un rapporto. Poi c’è la passione, il momento clou, quello in cui tutto sembra possibile e in cui il resto del mondo si eclissa. Ma quando inevitabilmente la passione scema, lì subentra il dubbio. La necessità di comprendere se una relazione può durare oltre, se i presupposti sono quelli giusti. Questa era la fase in cui Radja Nainggolan si trovava intrappolato. O, per meglio dire, in cui sembrava intrappolato, almeno a sentir gli altri. Ma il Ninja di dubbi non ne aveva. Ed era stato chiaro, molto chiaro. Non c’era alcun motivo per cui il belga dovesse, potesse o volesse lasciare Roma. Eppure facevamo tutti, nessuno escluso, orecchie da mercante, abituati come siamo al fatto che nel mondo del calcio (ed in particolare del mercato), le parole lasciano quasi sempre il tempo che trovano.

E invece no, la parola data conta, soprattutto se di mezzo c’è l’amore. Un amore totalmente corrisposto da parte della tifoseria, che ha accolto il suo Ninja con scetticismo, ma che ha iniziato ad apprezzarne sempre di più le doti calcistiche e quelle umane. In campo Nainggolan è l’elogio della fatica, il sudore nella maglia, il cuore oltre l’ostacolo, il trionfo dell’adrenalina. Impossibile non impazzire per uno così, capace di recuperare palla nella sua area con quella scivolata a uncino così unica e scenografica e di ritrovarsi dieci secondi dopo a trafiggere il portiere avversaria con un bolide dai trenta metri. Fuori, è l’amico che tutti vorrebbero. Quello che fa le dirette Instagram dai posti più disparati, che prende in giro i compagni, che non si fa mai pregare per interagire con i suoi tifosi. A volte esagera, come nell’ormai famigerato video prima dei derby di Coppa Italia, ma a Roma lo amano anche per questo. Irriverente, sicuro di sè, ogni tanto anche sbruffone. I classici pregi e difetti di un romano, seppur d’adozione.

Radja Nainggolan si congratula con Edin Dzeko per il record di reti

Soprattutto, Radja Nainggolan è schietto. Non aver peli sulla lingua gli è costato e gli costa tuttora molto. Basta farsi un giro sui suoi profili social per capire quanto il belga sia un personaggio (oltre che calciatore) polarizzante. C’è chi lo ama (molti) e chi lo odia (forse non altrettanti, ma non pochi). Eppure, e su questo c’è da metterci la mano sul fuoco, chiunque lo vorrebbe nella propria squadra. Ci ha provato l’Inter, con Spalletti e Sabatini che fino all’ultimo hanno fatto l’occhiolino a un calciatore che negli ultimi campionati, sotto la guida del primo e dopo l’acquisto da parte del secondo, da buonissimo calciatore è divenuto campione. Ha fatto qualche (seppur timido) sondaggio la Juventus, ricevendo più di una porta in faccia da Radja stesso. Conte avrebbe colmato la distanza tra Trigoria e Stamford Bridge a suon di sterline pur di vederlo calcare i campi della Premier. E invece no. Perchè la parola data conta.

Conta anche quando sembra che tutto, anche il sentimento, possa essere messo in secondo piano dalle mere questioni economiche. Il rinnovo è stato lungo e difficile, figlio di due gestioni tecniche e societarie diverse, ma unite da un tratto comune: la voglia e la necessità di trattenere Nainggolan nella Capitale. Qualche giorno fa, prima che su questa storia calasse il sipario, Sabatini segnalava con mestiere un disagio tra il belga e la Roma sul prolungamento. Non poteva non esserne a conoscenza, dato che la promessa del rinnovo con lauto aumento di stipendio era partita quando ancora il fumante regnava sui movimenti di mercato di Trigoria. Ma anche Monchi, che per i suoi (incomprensibili) detrattori è il re delle plusvalenze, non ha mai pensato neanche per un secondo di privarsi del numero 4 giallorosso, neanche davanti a cifre monstre. La trattativa è andata per le lunghe, ma l’obiettivo comune è sempre stato lo stesso, arrivare alla tanto sospirata firma.

Nainggolan roma

Radja Nainggolan, un guerriero in campo

Che toglie dalle spalle dei tifosi (e possiamo immaginare anche di Di Francesco, che della sua squadra è guida e primo sostenitore) una bella dose di angoscia. Perchè sì, fidarsi è bene, ma non fidarsi è sempre meglio. E nonostante le parole d’amore, le promesse di fedeltà, il supporter romanista non poteva essere certo al 100% che il Ninja sarebbe effettivamente rimasto. I soldi non fanno la felicità, ma aiutano e tutte quante le pretendenti offrivano condizioni economiche molto più vantaggiose di quelle (comunque alte) presentate dalla Roma. Nessuno in cuor suo era fermamente convinto che il cuore di Nainggolan non avrebbe vacillato davanti a ingaggi faraonici e bonus incredibili. Uomini di poca fede, dal primo all’ultimo. Così traviati da un calcio in cui l’ipocrisia la fa da padrona incontrastata da non essere più in grado di riconoscere chi invece, nonostante tutto, è sempre stato sincero e ci ha messo la faccia.

La faccia felice di Radja Nainggolan, che ottiene tutto ciò che voleva. Rimanere nella città che l’ha adottato, rinnovando fino al 2021. E firmando il contratto su un tavolo con una tovaglia nerazzurra, piccola stilettata del padrone di casa James Pallotta all’Inter dei due grandi ex. La faccia divertita di chi, dopo mesi di paura, si è potuto lanciare nelle consuete prese in giro dei rivali, tra meme, video e tanti te l’avevo detto, di cui molti non esattamente corrispondenti alla realtà. Ma soprattutto la faccia serena, quasi rigenerata, del calcio tutto, che tra addii improvvisi e rotture incomprensibili, ha finalmente assistito ad un lieto fine, dettato da valori importanti come riconoscenza e fedeltà. Lode quindi a Radja Nainggolan, al calciatore ma soprattutto all’uomo. Che in un mondo falso conosce ancora il valore della sincerità.