Redazione

I ragazzi della curva B. La più folkloristica e passionale d’Europa. Quasi sudamericana. Ricorda, non a caso, quelle argentine. Napoli ha una storia fatta di amore, passione, tifo e melodia. Uno spaccato sociale che racchiude ed esprime la napoletanità in tutte le sue sfaccettature. Più di una curva: una famiglia eterogenea, che a volte non si comprende né si capisce, ma che, in nome del Napoli, vive “nu journo nuovo”, con migliaia di persone che “se scordene ‘e probleme e se mettene a canta”, trovando nel pallone anche un riscatto sociale.

Gli anni ’70

Il tifo organizzato partenopeo affonda le radici nei primi anni ’70, in concomitanza con i primi campionati di sofferenza. Il Napoli ci prova, ma non ci arriva mai. Da un clima di sconforto e delusione, nasce, quasi spontanea, l’esigenza di organizzare folcloristicamente il tifo. Un orgoglio mortificato da quelli “ca nun teneno cuscienza” si trasforma in poesia. Nel 1972/1973 la curva B ospita tantissimi ragazzi che vogliono tifare Napoli e il Napoli. Basti pensare che il primo leader è un 14enne. Gennaro Montuori, scugnizzo conosciuto come “Palummella”.

In poco tempo i vari gruppi si convogliano e si uniscono con i Commandos, gruppo sorto in curva A che si trasferisce dall’altro lato dello stadio. Nasce il CUCB, acronimo di Commando Ultra Curva B. Un’unica grande passione, al di là del quartiere di provenienza. Già, perchè ci sono tante Napoli, dentro Napoli. In seguito alla morte di Paparelli, la Curva abbandona il termine Ultras, che viene mutato in Sostenitori Azzurri, per poi tornare alle origini.

Gli indimenticabili Anni ’80

LA Curva B scala in fretta i vertici del tifo italiano, complice anche la frequentazione assidua di tifosi VIP come Nino d’Angelo e Tullio De Piscopo che, da buon percussionista, si occupa di suonare e coordinare i tamburi. Palummella diventa ospite del Processo del Lunedì e la tifoseria si resetta dal punto di vista organizzativo. La curva B diviene una sorta di spaccato sudamericano, che si sposa perfettamente con l’arrivo del Messia. Diego Armando Maradona ritrova un pezzo di Argentina e si sente a casa. E ripaga l’amore con gli interessi. Arriva lo scudetto del 1986/1987, celebrato con un film da Nino D’Angelo. “I ragazzi della Curva B”, con la partecipazione chiaramente di Montuori, diviene un cult del tifo partenopeo.

Sono anni indimenticabili. Come la scritta accanto al cimitero dopo la conquista del tricolore. Quel “Che vi siete persi” è l’essenza del tifo, della fantasia e del “riso amaro” napoletano. Nel 1988/1989 arriva anche il primo trofeo Europeo. La Coppa UEFA vinta a Stoccarda, divenuta, complice la massiccia presenza di emigrati, una succursale di Fuorigrotta. Il Napoli occupa stabilmente i piani alti del calcio italiano. Arriva anche il secondo scudetto. Anni straordinari. Irripetibili. Come le coreografie passate alla storia.

Gli anni ’90: i primi scricchiolii

Gli anni successivi agli scudetti vedono una transumanza del tifo. La Curva A prova ad organizzarsi, cercando qualcosa di più che non siano cori, fumogeni e grancasse. Il concetto di tifo sano resta ben ancorato in Curva B che nel frattempo è divenuta una vera e propria Holding. Palummella nel ’91 diventa editore e giornalista del mensile “Ultrazzurro”, la trasmissione “Un’ora in curva B” nel 1993, viene premiata come la più votata dai telespettatori sportivi, vincendo il prestigioso “Guerin d’Oro”. In curva, però, sono inglobate alcune sezioni che non riconoscono Palummella come capo.

Nascono le prime diatribe, che vedono protagonisti i Blue Lions che con i loro gruppi satellite “traslocano” in curva A, già popolata dai Mastiffs, dalle Teste Matte e dalla Brigata Carolina. In curva B rimangono il CUCB, i Ragazzi della B e i Fedayn. A metà degli anni ’90 il tifo si è ormai diviso: La curva B resta genuina e non violenta, la curva A è più “vivace” e non vuole nessun rapporto col Napoli, che intanto scivola in serie B.

Gli anni 2000: lo scioglimento del CUCB

Nella stagione di B 2001/02 la curva A e i Fedayn organizzano una protesta per non far rinnovare l’abbonamento al pubblico azzurro. L’adesione è massiccia: solo 3500 abbonati, un record negativo. Il 2002 segna un radicale cambiamento nel tifo organizzato, con lo scioglimento, dopo trent’anni, del famoso Commando Ultrà Curva B. Nel 2004 il Napoli fallisce. Si riparte dalla C1. Una tragedia sportiva, che però ha il merito di ricompattare la tifoseria.

Dalla C ai trofei. E poi…un giorno all’improvviso…

Il Napoli passa di mano. Il nuovo presidente è Aurelio De Laurentiis. All’esordio in C1 col Cittadella, il Napoli Soccer riporta al San Paolo 50mila persone. Un legame fortissimo di appartenenza e orgoglio. Record su record di spettatori: 61.626 in Napoli-Avellino, 63.153 paganti ai playoff. La promozione in B sfuma proprio contro gli irpini ma non sfugge nel 2006. Col secondo posto nella Serie B 2006/07 arriva la promozione in A. E cambia tutto, specie dopo la Finale di Coppa Italia del 2014. Il resto è storia dei nostri giorni, con la curva B che torna ai vecchi fasti. Il coro Un giorno all’improvviso diviene il nuoto tormentone del calcio partenopeo ed entra di diritto fra i canti più belli da stadio. Simbolo di una tifoseria e di una storia che continua.