Redazione

Un pesce fuor d’acqua, spento, avulso dal gioco. Queste alcune delle critiche che dopo i match con Spagna e Israele sono state rivolte a Lorenzo Insigne, che per l’occasione ha indossato la maglia numero dieci della Nazionale. Effettivamente non è che Lorenzo il Magnifico abbia sfoderato le migliori partite della sua carriera, ma su di lui è stato particolarmente puntato il dito, nonostante una debacle generale a Madrid e una scialba prestazione corale nella vittoria di Reggio Emilia. Il “problema” è che da Insigne, soprattutto dall’Insigne visto con la maglia del Napoli, ci si aspetta molto di più. Ma è sensato paragonare i due contesti?

Sistemi di gioco diversi

Stessa (più o meno) posizione in campo, risultati completamenti diversi. Insigne a Napoli fa l’esterno sinistro e anche Ventura l’ha schierato sulla sua fascia di competenza. Cosa è andato storto? Di base, il contorno. Nel 4-3-3 appositamente creato da Sarri per gestire la potenza di fuoco dell’attacco partenopeo accanto al numero 24 ci sono Ghoulam e Hamsik, che formano una collaudata ed efficace catena sul lato mancino. Insigne è calciatore tecnico, ma da lui non ci si aspetta la serpentina ubriacante che lascia sul posto mezza squadra avversaria, quanto il taglio alle spalle della difesa o la progressione lanciata e l’uno contro uno. Avere vicino una o due opzione di scarico della sfera con cui cercare la triangolazione è essenziale per il ragazzo. E il 4-2-4 di Ventura, con il centrocampo De Rossi-Verratti, questa possibilità non la offre.

Napoli o Coverciano, l’ambiente conta

Questione di ambiente? Anche. Non perchè Insigne abbia bisogno di essere adorato e coccolato, perchè non bisogna dimenticare che anche a Napoli Lorenzo il Magnifico si è beccato la sua porzione di fischi. Tutto passato, ora guai a chi lo tocca, ma il segnale è chiaro: la sua credibilità calcistica, il suo ruolo di stella e di titolare inamovibile Insigne se l’è costruito con il lavoro, con la fatica, accettando le scelte di Sarri (che all’inizio lo mandava spesso e volentieri in ballottaggio con Mertens) e imponendosi non per diritto divino ma per merito. Il tempo di inserirsi, di crearsi un’identità la Nazionale non lo dà. Impossibile trovare continuità quando si gioca assieme una volta ogni qualche mese e per una manciata di giorni. In questo senso, l’ambiente Napoli, la quotidianità, la familiarità con compagni e staff, è la fortuna dell’Insigne in versione casalinga.

E Napoli si gode il suo Lorenzo

A Napoli, in realtà, non ci si preoccupa più di tanto delle critiche. Insigne logora chi non ce l’ha e Sarri e De Laurentiis hanno tutta l’intenzione di tenerselo stretto a lungo. Ogni estate qualcuno prova a bussare alla porta della società partenopea, ma riceve sempre la stessa risposta. Grazie, ma no grazie. Il ragazzo a Napoli sta bene. È la sua città, la sua gente, e quella maglia è il sogno realizzato del bambino di Frattamaggiore. Che nonostante sia cresciuto, a vederlo resta sempre gracile e mingherlino. Ma che in realtà è Lorenzo il Grande. Anzi, di più. Il magnifico.