Francesco Cavallini

Una Juventus schiacciasassi arriva al San Paolo per una sfida che in chiave classifica vuol dire molto. Sono previsti sessantamila spettatori. A guidare la retroguardia bianconera Gigi Buffon e Giorgio Chiellini. A centrocampo recupera Claudio Marchisio. Dirige il match Nicola Rizzoli. Potrebbe tranquillamente essere la presentazione della partita di domenica sera, in cui Sarri cercherà di fare lo sgambetto ad un Allegri lanciatissimo verso il terzo scudetto consecutivo. E invece parliamo di una serata di circa dieci anni fa, quando sulla panchina partenopea sedeva Edy Reja e a guidare i bianconeri era Didier Deschamps. Non è una sfida come le altre. È l’unico Napoli-Juventus di serie B.

Due storie diverse

Il 6 novembre 2006 il San Paolo ha l’onore di ospitare il big match della settimana calcistica italiana. Il Monday Night mette di fronte i padroni di casa e la Juventus, in uno scontro destinato a stabilire le gerarchie del campionato. Cadetto. Già, perché, seppure per motivi molto differenti, partenopei e bianconeri si incrociano in quello storico torneo di B che, anche grazie a Genoa, Bologna e Verona metteva sul piatto ben 45 scudetti.

La Juventus è caduta all’inferno a causa della sentenza su Calciopoli e deve scontare nove punti di penalizzazione. Se ne sono andati Cannavaro, Pallone d’Oro in pectore, Zambrotta, Emerson, Thuram, Vieira e Ibra. Tra la gratitudine generale dei tifosi, sono rimasti capitan Del Piero, Trezeguet, Nedved e soprattutto due campioni del mondo, Buffon e Camoranesi. A disposizione di Deschamps ci sono molti giovani, alcuni dei quali destinati ad uno splendido avvenire. Chiellini, Marchisio, Giovinco, giusto per citarne qualcuno. È una Vecchia Signora alla ricerca di una rivincita, che intende riconquistare subito la ribalta della massima competizione nazionale. E per farlo c’è un solo modo: vincere, anzi stravincere, il campionato di serie B.

Mauro German Camoranesi, campione del mondo 2006

Il terzo Napoli dell’era De Laurentiis, il primo a tornare a utilizzare la gloriosa denominazione Società Sportiva Calcio Napoli dopo il fallimento, arriva nella divisione cadetta da campione della Serie C1. Le sapienti mani di Pierpaolo Marino hanno messo nelle mani di Reja una squadra competitiva, resa ancora più temibile dall’arrivo di De Zerbi, Bucchi e Domizzi. Gli azzurri hanno anche un Cannavaro, Paolo, appena svincolatosi dal Parma. La stella della compagine partenopea è Emanuele Calaiò. In teoria, il Napoli è una semplice neopromossa. Nella realtà dei fatti, è nettamente più forte di tutte le altre squadre di B, escludendo ovviamente la Juventus. È la seconda forza del campionato e punta di diritto alla promozione.

Emanuele Calaiò e Nicola Legrottaglie in un duello aereo

Le due squadre si incrociano già a fine agosto, per il terzo turno di Coppa Italia. È un match scoppiettante, che sembra decidersi all’ultimo respiro dei tempi supplementari. Del Piero al minuto centoventi potrebbe regalare la qualificazione alla Juventus, ma non ha fatto i conti con il pareggio in pieno recupero di Paolo Cannavaro. Finisce 3-3 e ci vogliono i rigori per decidere chi avanzerà al turno successivo. L’errore di Balzaretti costa caro alla Juventus e spedisce il Napoli dritto agli ottavi. Forti di questo primo successo, alla decima giornata gli azzurri attendono fiduciosi la corazzata bianconera, che fino a quel momento ha incamerato otto vittorie e un pareggio e nonostante la penalizzazione è già a meno cinque dal Genoa capolista.

La partita

La Juventus è orfana di Nedved, Zebina e Trezeguet e schiera in avanti Zalayeta in coppia con Del Piero. Il Napoli tiene fuori De Zerbi e el Pampa Sosa, affidandosi a Calaiò e Bucchi per scardinare la retroguardia partenopea. Nei primi quarantacinque minuti il match non offre particolari emozioni, ma si scalda improvvisamente a metà ripresa. Una percussione di Del Piero è interrotta da un intervento irregolare al limite dell’area. Sulla punizione fischiata da Rizzoli, Pinturicchio fulmina l’incolpevole Iezzo. Reja corre ai ripari e inserisce la fantasia di De Zerbi, che con il suo ingresso cambia la partita. Il Napoli ci crede e Calaiò si vede negare due volte il pareggio da Buffon. Il portiere campione del mondo non può però nulla sulla girata ravvicinata di Mariano Bogliacino, che ristabilisce la parità. Esaurita questa fiammata, le squadre si accontentano del pareggio.

Mariano Bogliacino esulta dopo aver realizzato la rete del pareggio

Ritorno trionfale

A fine stagione Napoli e Juventus, assieme al Genoa, ottengono senza alcun patema d’animo la tanto agognata promozione. I bianconeri, dopo qualche stagione a fase alterna, torneranno a essere dominanti in Italia e a ben figurare in Europa, con la terza stella, i cinque scudetti consecutivi e la finale di Champions’ League. I partenopei iniziano invece un processo di crescita che trasforma il Napoli da mina vagante a realtà consolidata della Serie A. Le due squadre si incontreranno spesso in match intensi, anche con in palio lo Scudetto o le due Coppe nazionali. Cavani, Pogba, Higuain e Tevez saranno protagonisti di scontri epici sotto la guida di Conte, Benitez, Allegri e Sarri, fino ad arrivare alla sfida clou di domenica sera al San Paolo, che può regalare nuova linfa al campionato.

E leggendo la storia del nostro calcio, è possibile rintracciare l’origine di questo nuovo grande classico della Serie A. Basta tornare a dieci anni fa, a quella sera di novembre. A Del Piero e Bogliacino, Grava e Birindelli. Al momento in cui due squadre hanno saputo affrontare a viso aperto i demoni del passato e hanno cominciato a testa altissima la marcia verso un nuovo, radioso futuro.