Luigi Pellicone

Napoli-Juventus è una partita piuttosto particolare, quasi unica: miglior attacco contro miglior difesa. Solo che questa volta il muro è azzurro. La Juventus, oltre a presentarsi al San Paolo attardata in classifica, è anche deficitaria in difesa. E allora ne parliamo con chi, di fase difensiva, se ne intende. Salvatore Aronica, per tutti Sasà. Oggi insegna calcio a Palermo. Ieri è stato protagonista assoluto della difesa del Napoli di Mazzarri, capace di vincere una Coppa Italia, contendere uno scudetto alla Juventus e arrampicarsi sino in Champions con League. Lì dietro, un trio storico: Aronica, Campagnaro e Cannavaro.

Salvatore Aronica con la maglia del Napoli

Tre moschettieri determinati: sciabola, più che fioretto. Anche clava, quando è servito. Aronica si è arrampicato sino all’Europa che conta con determinazione, sacrificio e serietà. Juventus, Reggina, Napoli e Palermo. Compagno di squadra di due protagonisti che conosce bene.

Intervista esclusiva a Salvatore Aronica

Salvatore Aronica, lei è un doppio ex. Chi vede favorita in questa sfida?
Ritengo il Napoli assolutamente favorito. Gli azzurri stanno attraversando un grande periodo di forma: e poi ci sarà la spinta eccezionale del San Paolo. Io la conosco bene. Lo stadio sa trasmettere calore e passione. Del resto, mai come questa volta la sfida ha un valore particolare. L’asticella si è alzata di parecchio. Prima battere la Juventus era “solo” prestigioso. Adesso vale molto di più.

Campioni d’Italia contro aspiranti tali. Napoli-Juve è più importante o decisiva?
Più che altro indicativa sulle potenzialità delle due squadre. Il Napoli è già avanti in classifica. Se vince lo scontro diretto può dare una bella spallata alla Juventus e allontanarla dalla lotta al titolo. Non certo escluderla. Il campionato è ancora lungo ci sono anche altre squadre, ma psicologicamente il Napoli ha un grande vantaggio, che vale anche per la partita del San Paolo. Può gestire la situazione. La Juventus è attesa anche dalla sfida contro l’Inter e poi affronterà la Roma. Il Napoli invece ha esaurito gli scontri diretti e godrà di un calendario più morbido.

«Reina è un valore aggiunto»

Si parla tanto del tridente, ma la difesa subisce pochissimo…
Chi segna fa notizia. Il Napoli ha una grandissima organizzazione difensiva. Molto migliorata rispetto all’era Benitez. Concede pochi tiri in porta e ha una coppia centrale assolutamente ben assortita. Koulibaly è un muro invalicabile ed ha accanto e dietro due calciatori di spessore internazionale. Albiol è stato criticato troppo spesso, forse perchè non ruba l’occhio come il suo collega di reparto. É lui a comandare e suggerire, cosi come Reina, li dietro, è un valore aggiunto. Sa leggere come pochi la partita e sa anche giocare con i piedi. Il Napoli, con lui, ha undici giocatori di movimento.

A Napoli e Palermo ha incrocato due giovani dal futuro raggiante: Insigne e Dybala. Chi è più forte?
Due campioni. Impossibile non accorgersene. Entrambi di categoria superiore, come tecnica e incisività nella partita. Dybala ha forse qualcosa in più come capacità realizzativa, ma Insigne è più predisposto al lavoro di squadra. Entrambi possono essere decisivi. Non sottovaluterei l’impatto dell’argentino. É un po’ in calo ma può decidere in qualsiasi momento.

«Un trofeo a Napoli, una gioia indescrivibile e indimenticabile»

Lei ha vissuto tanti Napoli-Juve: a quali è più legato?
In realtà i miei ricordi più cari sono legati a due sfide lontano dal San Paolo. La prima, il 3-2 maturato allo Stadium dopo una rimonta fantastica in poco più di venti minuti. Eravamo sotto 2-0. E poi la vittoria in Coppa Italia del 2012. Uno 0-2 che ci ha permesso di riportare a Napoli un trofeo dopo 22 anni. Una gioia indescrivibile e indimenticabile.