Riccardo Stefani

Napoli-Juve è per definizione un grande scontro: il confronto da due delle tre squadre che stanno animando il podio finale da qualche anno a questa parte. I partenopei arrivano all’incontro da primi della classe e, anche nel caso in cui non riuscissero ad ottenere un risultato positivo, resterebbero comunque sopra la Juve. Certo, in quel caso il rischio si chiamerebbe Inter, che è sempre lì che aspetta il passo falso di coloro che rispetto ai nerazzurri hanno due punti in più e un colore in meno, il nero. Hamsik e compagni, quindi, dovranno giocare per vincere, come sempre del resto, ma con una motivazione in più: questi tre punti potrebbero valere doppio o anche di più, considerando che sarebbe il quinto scontro diretto del girone d’andata. E il risultato peggiore ha comunque portato un punto contro l’Inter. In ogni caso, rispetto agli anni scorsi c’è qualcosa di diverso… ma cosa?

L’attacco regala il suo (ottimo) solito apporto

La classifica sorride ai partenopei che, forti del sarrismo, continuano a divertire tifosi e appassionati del bel calcio. La speranza nel capoluogo campano è che tale gerarchia possa protrarsi fino al prossimo 20 maggio, quando i ragazzi di Sarri saranno in quel di Crotone in occasione dell’ultima di campionato per poter tornare ad esultare in un certo modo in cui non si esulta da ormai ventotto anni. Il Napoli vince quasi sempre, ha un attacco fenomenale, con quel Mertens che continua a dare spettacolo e i due compagni di reparto che lavorano tanto e bene. Solo la Juve ha fatto meglio in attacco con 40 goal all’attivo contro i 35 del Napoli, ma comunque è sotto. Ma allora qual è il punto?

Il segreto è in difesa e si chiama Koulibaly

Quel che è stato sovvertito nel Napoli-Juve in questa stagione è la differenza reti delle due squadre. Siamo infatti abituati a sentir celebrare la Juve come la miglior difesa del campionato e il Napoli come miglior attacco. Bene quest’anno il caso ha voluto che tale duello si giochi a parti invertite. Buona parte del merito, oltre alle geometrie di Sarri, è senza dubbio la maturità raggiunta da Kalidou Koulibaly, diventato un autentico muro azzurro. In pochi sono riusciti a passare di lì, in nove per l’esattezza, e tale sicurezza lì dietro permette all’avanguardia di giocare un po’ più sconsideratamente. Il numero 26 congolese, chiamato K2 dai più per via dell’insormontabilità, specie nel gioco aereo, sta finalmente dando quella solidità difensiva al Napoli che si cercava da tantissimo tempo.

Si può fare meglio?

Koulibaly sembra aver trovato quell’intesa con Albiol che permette alla squadra di appoggiare su fondamenta ben stabili e solide. E se il senegalese e lo spagnolo sono i pilastri dell’edificio Napoli, sorretti da Reina, Sarri si sta dimostrando sia un grande architetto, sia un muratore abile e rapido. Ciò che è certo è che se una montagna come K2 è il pilastro di un edificio, lo stesso non potrà che essere grandioso e solo qualcuno che avrà mezzi, fortuna e bravura di dotarsi dell’Everest potrà fare meglio.