Redazione

Mario Merola, grande e indimenticata icona partenopea, parlava di una Napoli calibro 9, ma se avesse assistito a questo inizio di campionato degli azzurri di Sarri, forse avrebbe dovuto cambiare la cifra finale. Quarantacinque, come i minuti che bastano ai partenopei per schiantare qualsiasi squadra trovino sul loro cammino. Spesso sono i secondi quarantacinque dei novanta regolamentari, perchè a volte a inizio partita il Napoli gioca male, non rende come dovrebbe e a volte, come accaduto all’Olimpico, va anche sotto. Ma i numeri parlano chiaro e quando Sarri e i suoi “regalano” un tempo agli avversari vuol dire che la tempesta è solo rinviata, non del tutto scampata. Se n’è accorta anche la Lazio, che va così ad aggiungersi al Bologna e all’Atalanta nella lista delle squadre impallinate nella ripresa. Due sconfitte e un pareggio trasformati in nove punti. Mica male.

Dopo il primo gol, si apre la diga

Il problema di questo Napoli, ammesso che quindici punti su quindici possano permettere di individuarne uno, è la ricerca della prima rete. Poi, soprattutto se questa coincide con quella del vantaggio, per gli avversari è la fine. Spesso arriva il più classico degli uno-due. Per la squadra di Inzaghi è stato necessario un innovativo tris, tanto per essere sicuri che i biancocelesti non fossero solo tramortiti, ma definitivamente fuori combattimento. Per il Napoli sfondare nei secondi tempi sta diventando un’apprezzata tradizione, ma sotto c’è tutto l’impianto di gioco messo su da Sarri. Nei primi quarantacinque minuti i suoi giocatori giocano come il gatto con il topo, facendo stancare gli avversari. Se trovano subito il gol, come accaduto con Verona e Benevento, tanto di guadagnato. E se lo subiscono? Niente paura, c’è la ripresa da giocare.

La cooperativa del gol

A briglia sciolta, senza paura, perchè la potenza di fuoco comincia davvero a essere spaventosa. Quattro reti anche a Roma, in piena media, che da 3,75 passa a 3,8 e che con un eventuale quinta rete avrebbe raggiunto la cifra tonda. Segna Ciro Mertens, che continua il discorso con la rete avversaria iniziato ormai un anno fa, in corrispondenza dell’infortunio di Milik. Segna Callejon, il che non può essere una sorpresa, anche se l’inserimento centrale è un’aggiunta al repertorio classico che di certo farà piacere a Sarri. Segna Jorginho, questa sì una mezza rarità, su rigore a tempo ormai scaduto e gentilmente offerto dalla collaborazione dell’improbabile ditta Zielinski-Parolo. E, udite udite, segna Koulibaly, che di solito lo fa quando prima ha regalato qualcosa e non si smentisce neanche stavolta. Prima si fa saltare da Immobile in occasione del gol di De Vrij, poi è il più lesto a ribadire in rete un miracolo del portiere laziale su Allan.

Resta comunque qualche ombra

Solo raggi di sole? No, qualche ombra c’è. Su Marek Hamsik, che continua a sembrare lontano parente del campione ammirato negli ultimi anni. Su una difesa che a volte si distrae e concede troppo, forse rassicurata in maniera eccessiva dalla facilità di andare a rete dei compagni lì davanti. Lo Shakhtar insegna che non tutte le rimonte riescono con il buco. Ma in generale la sensazione è che questo Napoli, in questo momento, sia fisicamente e tatticamente un passo a tutti gli avversari. Sarà la preparazione propedeutica ai preliminari, sarà che ormai la squadra gioca a memoria, ma gli azzurri fanno paura anche quando sono sotto di un gol. Anzi, soprattutto in quel momento. Perchè non si può neanche dire “possiamo resistere, mancano solo quarantacinque minuti“. A questo Napoli, bastano e avanzano.