Francesco Cavallini

Oggi come oggi, guai a chi lo tocca, in campo e fuori. Dries Mertens è così inserito nell’ambiente Napoli (squadra e tifoseria) che si è ormai guadagnato l’amore della città intera e anche il soprannome di Ciro, che non dovrebbe certo lasciare dubbi sulla percepita napoletanità dell’attaccante belga. Era difficile, sembrava anzi quasi impossibile sostituire il core ‘ngrato Higuain, sia nel computo delle reti che nel cuore dei partenopei, ma il numero 14 si è calato così tanto nella parte che il cambio è stato pressochè indolore. Anche perchè, per definizione, il tifoso ha la memoria corta e ha già dimenticato (o finto di dimenticare) i giorni in cui il Pipita era il Messia, mentre Mertens era solo la riserva di Insigne.

PSV-Napoli, Mertens batte Cavani

Sono dinamiche che nel calcio ci stanno eccome. Tanti giocatori nel corso degli anni si sono conquistati un posto nella mitologia popolare del proprio pubblico dopo stagioni difficili. Certo, difficilmente una storia d’amore è nata con presupposti peggiori di quella tra Mertens e i tifosi del Napoli. E stavolta non c’entra Higuain, ma si torna addirittura ai tempi del Matador Cavani. Ma andiamo con ordine. Siamo a ottobre 2012 e il Napoli si presenta a Eindhoven per un match di Europa League. Mazzarri schiera la formazione B e va sotto nel primo tempo, cortesia di Lens e di un certo Dries Mertens. Nella ripresa il tecnico schiera Cavani, ma neanche l’ingresso del bomber uruguaiano cambia le sorti della partita, che termina 3-0.

Col senno di poi, una dichiarazione…sfortunata

Mertens 1, Cavani 0. Ma non basta. Intervistato nel post partita (e certamente ignaro del fatto che quattro anni dopo sarebbe diventato l’idolo di una città intera), il belga celebra la vittoria e sminuisce il valore dell’amatissimo Matador, invitando a non enfatizzare troppo le prestazioni del numero sette del Napoli. Apriti cielo. Questa è lesa maestà. Siamo già ovviamente in era social e la dichiarazione di Mertens fa il giro del web, scatenando l’ira dei tifosi azzurri. In capo a poche ore, il futuro Ciro è ricoperto di insulti irripetibili, viene preso in giro per la sua altezza e, più in generale, è sottoposto a un impietoso confronto con Cavani, da cui esce chiaramente sconfitto per KO tecnico. Ma sono polemiche post-partita, normalmente tutto finirebbe qui.

Dalla C a Ciro

Se non fosse che nella stagione successiva Mertens firma proprio con il Napoli. A Castel Volturno, per sua fortuna, non trova Cavani, partito per Parigi, ma non sfugge alla memoria (stavolta stranamente molto buona) dei tifosi. È arrivato quello che parlava male di Cavani. Difficile trovare uno stigma peggiore, almeno nella Napoli dell’anno 2013. A questo punto il belga ha solo un modo per farsi amare: i gol. E comincia a segnare, prima quasi sempre in Europa e poi sempre di più anche in campionato, fino a diventare protagonista dell’attacco degli azzurri, orfano per motivi diversi di Higuain e di Milik. E allora il ragazzo che, secondo un commento dell’epoca, in Italia al massimo poteva giocare in Serie C diventa Ciro, il nuovo Vicerè di Napoli (perchè il Re si chiama Diego e quello non lo tocca nessuno). E oggi, a rivedere i ricordi dei social, i tifosi partenopei ci ridono su. C’eravamo tanto odiati. Sono passati appena cinque anni. Ma a pensarci, sembra una vita fa.