Redazione

Nove reti, stella del Napoli primo in classifica e candidato al Pallone d’Oro. A occhio e croce, la stagione di Mertens sembra partita con il piede giusto, anzi, addirittura meglio di quella precedente. L’anno scorso l’infortunio di Milik e la necessità di adattare il belga al centro dell’attacco ha fatto scoprire a Sarri e al mondo un centravanti letale, capace di realizzare trentaquattro gol e, soprattutto, di non far rimpiangere il core ‘ngrato Gonzalo Higuain. Quest’anno però il ripetersi del crac del polacco rischia di essere un problema non da poco per Mertens. Che sembra stanco, incide meno e, udite udite, trova la porta con minor frequenza.

Senza rigori, non sono grandissimi numeri

Sette reti in campionato, non poche, esattamente quante ne ha realizzate Dzeko. Peccato che tre dei gol di Mertens in Serie A arrivino dal dischetto, e sarebbero stati quattro su dieci reti totali, se il belga non si fosse fatto parare il penalty da Ederson nel match di Champions contro il Manchester City. Chiaro, il rigorista della squadra e lui e nella stragrande maggioranza dei casi è anche il diretto interessato dai falli da rigore, ma il segnale numerico resta. Senza tiri dagli undici metri, Mertens segna esattamente come Callejon. La fortuna del belga è che questa statistica viene mascherata dall’ottimo periodo di forma generale della squadra, che con trentacinque reti può anche decidere di non preoccuparsi troppo della vena realizzativa non splendida del suo bomber.

Il posto fisso, croce e delizia

Cosa determina questa situazione? Intanto bisognerebbe partire dal presupposto che quella passata è stata per Mertens una stagione per certi versi straordinaria. Vedersi catapultato da riserva di Insigne a centravanti titolare e trovare la porta con una frequenza quasi inaudita (quasi doppiato il proprio record personale di reti) ha mandato il belga in fiducia e gli ha permesso di segnare reti a grappoli. Ora la situazione è molto più definita e definitiva. Il posto è suo, non ci sono dubbi, e anche prima del nuovo infortunio Milik si è quasi sempre seduto in panchina. E questa certezza può spegnere almeno un po’ il sacro fuoco che sembrava animare il ragazzo nella stagione 2016/17.

Mertens sembra stanco, ma segna con continuità

C’è poi anche una questione di stanchezza. Il Napoli gioca bene, produce molto, ma almeno con Roma e Inter sembra aver cominciato ad accusare un minimo di acido lattico, causato probabilmente dalla preparazione ad hoc per i preliminari. Con una squadra meno reattiva, giungono meno palloni buoni a Mertens, che comunque non è sempre lucido al 100% per convertire quelli che arrivano in rete. A proposito di reti, emerge però dai numeri un aspetto molto positivo di questi primi due mesi. Se lo scorso anno il belga andava avanti a doppiette, facendo registrare anche una tripletta e addirittura un poker, ora sembra che la continuità abbia preso il sopravvento sull’eccezionalità. L’unica marcatura multipla è arrivata nel 6-0 al Benevento, per il resto sei reti arrivate esattamente quando servivano. Ed è da qui che riparte Mertens, dalla certezza di essere, indipendentemente dai numeri, la bocca di fuoco del Napoli. Il piccolo grande attaccante per la corsa a uno Scudetto che non è mai sembrato così possibile.