Redazione

Squadra che vince, non si cambia. Neanche se arriva seconda, o terza, nonostante il record di punti e di reti segnate. Assieme alla Roma, negli ultimi anni la vera anti-Juve è il Napoli. Che si è costruito piano piano, pezzo per pezzo, cercando di creare una identità, di gioco e di rosa, che evidentemente sta pagando. Le ottime prestazioni e le stagioni importanti che i tifosi hanno potuto apprezzare al San Paolo sono figlie di un progetto ben preciso, che puntava (con successo) ad una crescita graduale, della squadra e dell’ambiente. Il secondo posto con Mazzarri aveva illuso ed è stato necessario fare un piccolo passo indietro, gettando le basi per un futuro (e per un presente) unanimemente riconosciuto come roseo.

Un Napoli formato…Real

Il Napoli come il Real. Che a dirlo sembra quasi sacrilego, ma che corrisponde alla realtà. I Blancos, nonostante l’assenza di CR7, hanno ricominciato la stagione come avevano finito quella scorsa. Vincendo un trofeo, certo, ma anche schierando (di massima) gli undici che hanno portato la dodicesima Coppa dei Campioni a Madrid. Squadra che vince non si cambia, anche perchè, a meno di sconvolgimenti tellurici con acquisti…Galacticos, difficile togliere il posto a qualcuno in quella squadra. Che si è anche permessa il lusso di cedere, come nel caso di Danilo, finito in Inghilterra in cambio delle sterline del Manchester City. Non che non sia arrivato nessuno, perchè Theo Hernandez e Dani Ceballos sono due splendide promesse, già sulla strada per diventare campioni. Ma di certo non toglieranno (almeno nell’immediato) il posto a Marcelo e Kroos.

Roma Napoli

Insigne e Sarri

Ed il Napoli, seppur nel suo piccolo, ha fatto esattamente la stessa identica cosa. Difficile migliorare una squadra che, nonostante un avvio abbastanza difficoltoso, ha infranto record su record e ha raggiunto gli ottavi di finale di Champions League. Sarebbe servito un arrivo di peso (come quello di Milik lo scorso anno) per modificare le gerarchie di Sarri. E non è neanche detto che sarebbe bastato il costo del cartellino, dato che nelle idee del tecnico conta molto di più la voglia e la capacità di aderire al progetto che il valore economico del calciatore. Non per nulla Maksimovic è ancora seduto in panchina, nonostante i 26 milioni di euro spesi per lui. La vera vittoria di De Laurentiis è stata (finora) non vendere, riuscire a resistere alle offerte per i suoi gioielli e poterli vedere per un altro anno, quello che nelle idee partenopee sarà quello della consacrazione, tutti assieme a Castel Volturno.

Acquisti mirati, lavorando per il futuro

Qualcuno è partito (e ancora partirà), qualcun altro è arrivato. Ma, con le dovute proporzioni, l’acquisto di Ounas è un colpo…Real, nel senso che va a migliorare la profondità immediata della rosa, crea competizione e ottime aspettative per il futuro, ma al momento attuale non prevede sconvolgimenti nell’undici titolare. Insigne e Callejon possono dormire sonni tranquilli, anzi, saranno rinfrancati nel sapere che alle loro spalle c’è un calciatore di valore. Stesso discorso, esclusa la giovane età, vale per Mario Rui, arrivato per alternarsi a Ghoulam e con l’etichetta di uomo di fiducia di Sarri. Non per questo però l’algerino dovrà preoccuparsi, almeno finchè le proprie prestazioni non gliene daranno motivo. Se, infine, dovesse arrivare Rulli, il presente sarà ancora in mano a Reina, per poi lasciare i pali all’argentino.

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Mario Rui, arrivato dalla Roma

Non per niente, per molti addetti ai lavori gli azzurri, pur non acquistando nessuno che possa entrare direttamente nella formazione tipo, si sono rinforzati. In questo calcio vorticoso e figlio di un mercato senza regole, si è infatti dimenticata una regola fondamentale del buon senso. Cambiare tanto per cambiare non è mai una soluzione. Meglio tenersi quanto di buono fatto e ripartire da una base solida. Sarri e De Laurentiis hanno abbracciato questa filosofia. Non sono i soli. A Madrid pare stia funzionando. A Napoli sperano che la formula sia universale.