Mattia Deidda

Digerito il pareggio senza reti contro il ChievoVerona, a Napoli continua a circolare ottimismo. La mancanza di Ghoulam si è già fatta sentire, ma la squadra rimane forte, e oltre alla possibilità di recuperare Mario Rui, c’è la finestra del mercato invernale pronta per aggiustare la situazione. Nessuno a Castel Volturno ha perso la speranza, né tanto meno la convinzione di riuscire a compiere un’impresa. Lo Scudetto è possibile, ed anche con il pareggio di Verona, i numeri lo dimostrano.

Le mezze stagioni premiano il Napoli

Non esistono più le mezze stagioni. Sarri si carica la squadra sulle spalle e si prende la responsabilità di smentire il più classico dei luoghi comuni. Prendendo le prime dodici giornate di questo campionato e le ultime ventisei dell’ultimo, nessuna squadra ha fatto meglio del Napoli. Un dato che potrebbe non significare niente, ma che forse, analizzato, potrebbe significare tutto. Trentotto partite, una stagione intera, con un totale di novantasette punti. Una quota straordinaria, superata solamente dalla Juventus nella stagione 2013-14, quando con Conte i biancoconeri raggiunsero quota centodue punti.

Terminare primi in classifica la seconda parte della passata stagione, e trovarsi in testa adesso, dopo già una prima fetta di campionato giocata con tre big match alle spalle (Lazio, Roma e Inter), è un segnale che non può essere sottovalutato. L’anno scorso, il Napoli ha perso l’occasione di vincere il campionato perdendo punti nelle prime giornate. Quest’anno, imparata la lezione, la squadra non ha commesso lo stesso errore, ed è pronta ad atterrare in piedi nel momento del grande salto.

Napoli, la paura di essere corti

I tifosi, per quanto pieni di entusiasmo, nascondono la paura più grande: la rosa corta. La verità, è che il Napoli non ha una rosa corta, anzi, il centrocampo è uno dei più completi del campionato. Il vero problema è che, come in ogni squadra, ci sono dei giocatori insostituibili. Ghoulam, ad esempio, non potrà mai essere rimpiazzato: l’algerino, insieme ad Insigne ed Hamsik, formava un trio perfetto, non solo tecnicamente, ma soprattutto nell’intesa. Discorso ancora più profondo per il tridente offensivo: le prestazioni di Insigne, Mertens e Callejon non vanno prese singolarmente, ma nel loro insieme. Non c’è un vero leader: ognuno migliora i compagni di reparto. Normale che Sarri abbia difficoltà a regalare spazio ad Ounas, nonostante abbia già dimostrato di avere delle qualità. Mandare in panchina uno dei tre, non significa solamente toglierlo dal campo, ma anche indebolire i due compagni.