Redazione

L’enigma Marko Rog. Il croato, partito con la sua nazionale per giocarsi lo spareggio con la Grecia, è un vero rebus. Uno dei misteri della gestione Sarri. Il centrocampista, giunto in riva al Golfo la scorsa estate su precisa volontà del presidente De Laurentiis, è ancora alla ricerca di un identità. E di una maglia. Negatagli quasi sistematicamente dall’allenatore toscano, che è ricorso a lui solo in caso di estrema necessità.

Solo quattro partite da titolare

Rog aveva già giocato in Champions ed è stato protagonista lo scorso anno della qualificazione alla fase ai gironi della sua Dinamo Zagabria (ai danni del Salisburgo). Arrivato con l’etichetta di campione in erba, Rog non è mai esploso sotto la gestione Sarri. Ha esordito con l’Inter, poi solo diversi subentri e comunque non è mai utilizzato con continuità. Nella scorsa stagione è stato proposto come titolare contro la Juventus, in Coppa Italia, ed ha risposto presente. Quindi bis contro la Roma. Poi, nuovamente in panchina. Minutaggio limitato. Molto limitato. Al punto da chiedersi il perchè.

Rog, un acquisto di De Laurentiis?

I maligni dicono sia stata una scelta precisa: Rog è un acquisto del presidente e l’allenatore non ne sentiva la necessità. Voci. Il campo dice altro: il Napoli è “quello” e Sarri è storicamente diffidente ad alterare l’undici titolare. La turnazione è assolutamente limitata ai cambi in corsa, piuttosto che dal fischio iniziale. Non a caso, Rog ha trovato spazio sempre a partita in corso. E a questo c’è una spiegazione prettamente tattica.

Giocatore duttile, ma non uno specialista

Rog è un tuttocampista. Un giocatore ideale per qualsiasi allenatore, ma non per chi, come Sarri, privilegia ed esalta la “specificità” del ruolo. Rog, in questa ottica, è quasi un ottimo mediano, un buon centrocampista, un dotato trequartista. Dunque, il “verdetto” è scontato. Un giocatore estremamente scolastico in fase di non possesso, ma molto creativo quando ha la palla fra i piedi. Per certi versi, l’alter ego di chi già c’è: Zielinski, che però ha più cattiveria. Il croato, per ambire alla titolarità, deve essere incisivo in una precisa porzione di campo, non sufficiente dappertutto. O un cagnaccio, o un centrocampista d’impostazione. Sarri è cosi. O si è, o non si è. E forse è per questo che il giovane croatovede cosi poco il campo dall’inizio.