Mattia Deidda

Pausa per ricaricare le batterie, poi arriva il ciclo più complicato della stagione. Il Napoli si gode il primo posto in classifica e, intanto, pensa al futuro. Prossimamente i partenopei affronteranno Roma, Manchester City ed Inter. Ad attirare l’attenzione è soprattutto la sfida di Champions League. Andare avanti nella competizione è di vitale importanza per la società, che vuole iniziare a costruirsi un curriculum europeo. Sfida nella sfida: Guardiola contro Sarri, due allenatori che giocano un calcio con molti punti in comune. Sotto esame, comunque, c’è il Napoli. Per quanto i partenopei siano forti, il Manchester City vive ormai da anni l’atmosfera delle partite di Champions League, ed avere un tecnico come Guardiola in panchina (due Champions vinte e cinque semifinali), certamente aiuta.

Sarri come Guardiola: risultati e gioco simili

Il Napoli è la squadra italiana che più di tutti si avvicina al tipo di gioco europeo. In Inghilterra, è il Mancheser City. Sfida tra squadre simili: non per la qualità dei giocatori o la rosa, ma per il copione che rispettano in campo. Entrambe giocano a memoria, con movimenti oramai entrati nel DNA dei calciatori. I risultati sono più o meno gli stessi: controllo del campo e del ritmo della partita, ogni gara dominata. Il Napoli guida la classifica a punteggio pieno (21 punti), il Manchester City è stato bloccato una volta da un pareggio, condizionato da un’espulsione (19 punti). Entrambe prime nei rispettivi campionati. Differenza reti identica: +20. Gli inglesi con 22 gol fatti e 2 subiti, gli italiani con 25 reti realizzate e 5 subite. In questa sfida a scacchi, Guardiola e Sarri si rispondono a distanza, colpo su colpo: quando il City ha rifilato sei gol al Watford, il Napoli ne ha fatti sei al Benevento.

L’importanza dell’allenatore

Il più grande trofeo della carriera di Guardiola è probabilmente aver trasformato Messi nel giocatore che è adesso. L’argentino deve molto al tecnico catalano, che ha avuto l’idea di posizionarlo al centro dell’attacco. In maniera chiaramente minore, si può fare lo stesso discorso con De Bruyne e Mertens. Due giocatori che hanno sempre dato il loro contributo alla causa, ma che nell’ultimo periodo hanno vissuto un salto di qualità enorme. Per Mertens, Sarri è stato costretto a fare di necessità virtù: l’infortunio di Milik ha portato il belga al centro dell’attacco, la filosofia di gioco dell’allenatore ha fatto il resto, trasformandolo in un centravanti letale.

Per De Bruyne il discorso è leggermente diverso: il ruolo in campo, attualmente, non può essere definito. L’ex Chelsea è semplicemente l’anello di congiunzione tra difesa-centrocampo e centrocampo-attacco. Nel corso della partita, il belga può trovarsi sia sulla trequarti difensiva per il giro palla, sia su quella offensiva per l’ultimo passaggio. Attualmente, De Bruyne e Mertens sono i due giocatori più importanti delle rispettive squadre, e devono tutto (o quasi) alla maniera di vedere il calcio dei propri allenatori.

Cambio di vita

Sarebbe divertente vedere cosa succederebbe a parti invertite. Guardiola a costruire una squadra in una società con dei limiti economici. Sarri a vivere un’esperienza all’estero per la prima volta, tentando di insegnare qualcosa ai calciatori in una lingua che non padroneggia, nel campionato più complicato d’Europa. La risposta forse l’avremo mai, ma entrambi i tecnici troverebbero facilmente una soluzione a problematiche mai affrontare. Basterebbe puntare su una capacità innata in entrambi: portare la squadra a fidarsi di loro.