Mattia Deidda

Prima regola: sicurezza. In campo scendono i giocatori che garantiscono il corretto svolgimento del gioco. Il dogma di Sarri è semplice: squadra che convince, non si cambia. Rarissimi i turnover per quanto riguarda il reparto offensivo, più frequenti quelli a centrocampo. Sono molti i calciatori acquistati dal Napoli, anche per una buona quantità di denaro, che non hanno trovato il giusto spazio in squadra e sono stati rivenduti l’anno successivo. La domanda è sempre la stessa: “colpa loro, o colpa dell’allenatore?”. La risposta, come sempre, si trova nel mezzo.

Sfortuna e mancanza di qualità

Molti allenatori, nel momento del passaggio dal piccolo al grande club, decidono di portarsi dietro giocatori di fiducia. Per Sarri il primo è stato Valdifiori, acquistato dal Napoli per 5,5 milioni di euro lo stesso anno dell’approdo del tecnico sulla panchina partenopea; il secondo Tonelli, portato a Castel Volturno l’anno scorso per 9,5 milioni. Due giocatori ex Empoli, due calciatori che non sono mai entrati nell’idea dell’undici titolare. Per il primo si tratta probabilmente di limiti tecnici: il centrocampo azzurro è un reparto di qualità e Valdifiori non è riuscito a distinguersi. Per il secondo il discorso si fa già più difficile. Mai preso in considerazione fino a gennaio, quando esordisce contro la Sampdoria segnando il gol vittoria. Partita successiva di nuovo titolare marcando un’altra rete contro il Pescara. Di nuovo nell’undici titolare contro il Milan per poi non rivedere mai più il campo. Tonelli c’era riuscito, ma un infortunio ne ha bloccato l’inserimento, e da quando è tornato disponibile non ha fatto altro che accomodarsi in panchina. Una carriera simile per i due calciatori. Prima Empoli, poi Napoli, ed infine Torino. Valdifiori è stato acquistato dai granata la passata stagione, per Tonelli è una questione di ore prima che raggiunga l’ex compagno. Il difensore ha qualità ed è nel pieno della carriera (ventisette anni), non può permettersi di perdere un altro anno.

Lorenzo Tonelli festeggia una delle sue reti con la maglia del Napoli

Mancanza di comunicazione tra allenatore e società

Ci sono altri casi minori, come quelli di Michu e Giaccherini, con il primo che si è ritirato dal calcio, mentre il secondo è vicino allo Sparta Praga dopo un anno di Napoli. Rimane invece un mistero la storia di Pavoletti. Acquistato nell’ultima sessione invernale di calciomercato per 18 milioni, l’attaccante non ha mai trovato spazio se non in un paio di partite da titolare. Una cifra che non combacia né con le presenze né con l’utilità. In questo caso, probabilmente, si è trattato di un acquisto deciso dalla società e non dall’allenatore. Unica ragione valida che giustificherebbe il suo utilizzo. Anche per lui si parla di un addio, ma a differenza degli altri non dopo un anno, dopo sei mesi.

Pavoletti impegnato in allenamento con la Nazionale

Difficile per il Napoli uscire dalle fissazioni tattiche di Sarri

Gabbiadini è un caso a parte. In totale, è stato a Napoli due anni. L’attaccante, acquistato per 12,5 milioni di euro nel gennaio del 2015, è uno dei giocatori di maggior talento acquistati dal club negli ultimi anni. Con Benítez in panchina, l’attuale calciatore del Southampton ha giocato i primi sei mesi trovando molto spazio e dimostrando tutte le sue qualità. È un grande acquisto, ma nella stagione successiva la musica cambia. Sarri lo vede solamente come punta, limitandogli notevolmente le occasioni di scendere in campo considerato che davanti ha Higuain. Nel corso dei suoi due anni a Napoli, Gabbiadini ha risposto presente più volte, spesso segnando entrando dalla panchina con pochi minuti di gioco rimasti. Si era creata una vera e propria polemica, con una parte dei tifosi che ne voleva un utilizzo maggiore: Sarri non ha mai cambiato idea. Nel gennaio del 2017 è stato venduto al Southampton per 17 milioni più 3 legati ai bonus.