Mattia Deidda

Con Juventus e Roma che dicono addio ad alcuni dei migliori giocatori della scorsa stagione, il Napoli è obbligato a guardare al futuro con ottimismo. Da un po’ di anni a questa parte, il valore della sessione estiva del calciomercato non si può valutare giudicando solamente i nuovi arrivati: bisogna tenere in considerazione soprattutto i calciatori che una società riesce a trattenere. La squadra allenata da Maurizio Sarri ha trattenuto tutti, dal primo all’ultimo, e se c’è una cosa che la Juventus ha dimostrato nel passato recente, è che la prima regola per vincere è creare un nucleo di giocatori che si conoscono. Il Napoli di oggi, si conosce alla perfezione.

Assimilato l’entusiasmo per non aver venduto nessun titolare, i tifosi partenopei si domandano ora come Sarri gestirà il rientro di Milik. Nel corso della passata stagione, nella sfortuna il Napoli è stato fortunato. L’infortunio del polacco, fiore all’occhiello della campagna acquisti, ha portato il tecnico a schierare Mertens come punta centrale, andando così a formare un tridente leggero completato da Insigne e Callejon. Il gioco che Sarri ha dato alla squadra non poteva sfociare in un interprete migliore del belga: ventotto gol in campionato, ventisei se si sottraggono i primi due segnati come esterno. Spostare Mertens nel suo ruolo originario è una follia. Ma lasciare in panchina Milik, pagato 33 milioni, classe 1994, sette gol nelle prime nove partite con il Napoli, un azzardo troppo rischioso in termini futuri.

Il polacco Milik, 4 gol in 7 presenze prima dell’infortunio

Ad oggi Sarri non ha la risposta

Nella passata stagione, solo un’eccezionale annata di Mertens ha fatto in modo che il campionato di Insigne e Callejon passasse in secondo piano: sulla sinistra del tridente l’italiano, diciotto gol e nove assist; sulla destra lo spagnolo, quattordici gol e quattordici assist, in aggiunta al cosiddetto “lavoro sporco”, fatto di corsa e sacrificio, impagabile per gli allenatori. Nessuno dei tre può uscire dal campo; il problema è che Milik ha bisogno di giocare se si vuole recuperare definitivamente. Salvo miracoli di Sarri, non possono giocare tutti dal primo minuto, calcolando anche la presenza di Hamsik.

Tante competizioni, ma poco turnover

È una delle peculiarità di Sarri, nonché una delle frasi più famose nel panomara calcistico: squadra che vince non si cambia. Purtroppo per il Napoli vale anche il detto: calciatore che non gioca, non recupera. È vero che gli azzurri saranno impegnati in tre competizioni il prossimo anno, ma il tecnico ha dimostrato più volte di non far girare molto il reparto offensivo, e presupponendo che la squadra inizierà con la stessa formazione con cui ha terminato l’ultima stagione, le occasioni per Milik di giocare saranno limitate. Da quando è tornato dall’infortunio (4 febbraio prima convocazione), il polacco ha raccolto solamente dieci presenze, sempre subentrando dalla panchina, per un misero totale di 130 minuti di gioco. Considerando i soldi spesi per acquistarlo, la qualità che ha dimostrato di avere e soprattutto l’età, non sarà facile per Sarri lasciarlo in panchina, rischiando di non recuperarlo mai e perdere un punto di riferimento per il futuro.

Mertens a sorpresa tra i primi cannonieri della Serie A

E quindi occhio ai mal di pancia

Nel caso l’allenatore partenopeo volesse dare del minutaggio a Milik, uno tra Insigne e Martens sarà costretto a sedersi in panchina. Callejon rappresenta la prima maglia che l’ex tecnico dell’Empoli assegna, come le trentasette partite da titolare su trentotto dimostrano (costretto a saltarne una per squalifica). Mertens ha già amesso che gli dispiacerebbe lasciare il ruolo appena scoperto, e sicuramente ad Insigne non farebbe piacere essere costretto a rivedersi in staffetta. Il tecnico deve stare attento, un ‘mal di pancia’ di troppo combinato con dei risultati negativi, potrebbe rovinare una stagione che si annuncia interessante.