Mattia Deidda

Il gioco del Napoli negli ultimi anni è stato visto come uno dei più attraenti d’Europa. Un calcio in grado di portare Higuain a terminare il campionato con più gol (36) che presenze (35), o a far diventare Mertens uno dei centravanti più letali della Seria A (28 gol). Anche Insigne nell’ultimo anno è uscito alla ribalta, accompagnato dal sempre presente Hamsik. E come dimenticarsi di Koulibaly? Acquistato dal Genk, in un paio di anni si è imposto prepotentemente come uno dei migliori centrali del campionato. Tanti bei nomi, giocatori di qualità. Eppure a Napoli ce n’è uno che vale più di ogni altro: José María Callejón.

Josè Callejon 10 gol e 10 assist in questa stagione

La prima maglia da titolare del Napoli è la sua

Insostituibile. Letteralmente. Se sta bene, gioca. Da quattro anni al Napoli, acquistato nel 2013, è stato un pilastro della squadra azzurra sin dal principio. Non c’è allenatore che tenga: che sia Benitez o Sarri, o addirittura Pochettino (suo allenatore ai tempi dell’Espanyol): la prima maglia da titolare è la sua. È l’uomo che ogni allenatore vorrebbe nella propria squadra. Umiltà, sacrificio, qualità. Di solito chi ha i piedi buoni fa meno chilometri dentro un campo di calcio: Callejon è l’eccezione che conferma la regola. Non sono i gol ad aver fatto innamorare i tifosi di lui (nonostante 62 centri in quattro anni non siano pochi per un esterno), né tanto meno gli assist. È la qualità di esserci, sempre, di non stancarsi mai.

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Callejon contro il Napoli

I numeri non lasciano spazio all’immaginazione

Da quando approdato in Italia, la stagione di Serie A che lo ha visto in campo meno volte è stata la prima con Benitez, dove ha raccolto trentasette presenze. In tutto, le partite sono trentotto. Ha dovuto saltare una gara per somma di ammonizioni. La stagione successiva trentotto presenze, quella dopo ancora (la prima di Sarri) trentotto presenze, l’ultima (2016/17) trentasette presenze, costretto a saltarne una per un’espulsione rimediata contro il Bologna. A volte, però, il dato delle presenze porta in confusione: entrare dalla panchina e giocare per un minuto viene considerata, nelle statistiche, una presenza in campo. Per togliere ogni dubbio su quanto sia essenziale nel Napoli c’è un ultimo dato: in quattro anni, è entrato dalla panchina tredici volte su centocinquanta partite.

Nessuno come lui unisce qualità e quantità

Il discorso non cambia per l’Europa, che sia Champions League o Europa League, né tanto meno per la coppia Italia, manifestazione da sempre considerata più un fastidio che una possibilità di vincere un titolo. Al mondo, ci sono giocatori più tecnici di Callejon, così come ce ne sono di più bravi nel famoso ‘lavoro sporco’ fatto di corsa e sacrifici. Eppure non c’è nessuno più forte dello spagnolo nell’unire le due fasi. Correre per tutto il campo per tutta la partita toglie energie fisiche e mentali. Non a lui. Lo trovi in difesa a dare una mano al terzino, subito dopo in attacco pronto a servire un assist vincente o ad usufruirne. Incalcolabile l’importanza che lo spagnolo ha negli equilibri tattici della squadra. Una vita privata che non lascia mai possibilità di finire in copertina, un comportamento in campo impeccabile. Mai una parola fuori posto. Senza di lui, il Napoli non potrebbe offrire la stessa qualità di gioco.