Francesco Paolo Traisci

Triplice fischio per le amichevoli fra superpotenze calcistiche e squadre materasso. Fine degli esperimenti che i CT contro sparring partner volenterosi ma nettamente inferiori… e delle gare fra nazionali sperimentali!

L’esecutivo UEFA ha appena annunciato una delle novità della gestione Ceferin, la Nations League, già fortemente voluta da Michel Platini, prima della sua rovinosa caduta in disgrazia per le note vicende giudiziarie. Un torneo a cui parteciperanno 55 squadre nazionali divise in funzione del ranking dei Coefficienti delle Nazionali, così come sarà aggiornato all’11 ottobre prossimo. Le prime dodici comporranno la Prima Lega, le successive la Seconda, poi 15 nella Terza e le ultime 16 nell’ultima.

Le squadre di ciascuna Lega (la nostra Nazionale, ipotizzando il mantenimento del Ranking attuale, dovrebbe essere nella prima) saranno poi inserite con un sorteggio in gironi di tre o quattro squadre ciascuno (4 gironi da 3 squadre ciascuno nella Prima e nella Seconda lega, 1 da 3 e 3 da 4 nella Terza e 4 da 4 nella Quarta ed ultima) e si affronteranno fra loro con gare di andata e ritorno fra l’ottobre ed il novembre del 2018 (con 4 o 6 partite che andrebbero praticamente ad esaurire tutte le date destinate alle amichevoli), con le vincitrici di ogni girone promosse nella divisione superiore e le ultime classificate retrocesse nella divisione inferiore.

Le vincitrici dei 4 gironi della prima divisione si qualificheranno per la fase finale della Nations League, con semifinali e finali che si disputeranno nel giugno 2019.

Per tutti la posta in palio è significativa: l’accesso agli spareggi per le qualificazioni ad Euro 2020 che assegneranno gli ultimi 4 posti per la competizione, dopo i primi 20 saranno appannaggio delle prime e seconde qualificate di ciascuno dei 10 gironi di qualificazione che partiranno a marzo 2019. Gli ultimi 4 posti saranno appunto attribuiti alle prime classificate di ciascuno dei 4 gironi in cui verranno distribuite le vincitrici dei gironcini della Nations League.

Sicuramente le gare fra squadre nazionali di livello omologo con una significativa posta in palio vuol dire maggiori entrate per sponsor e diritti TV.

Il format appare però assai complicato per una competizione di cui forse nessuno sentiva realmente la necessità. Una miriade di partite che vanno a saturare gli spazi già angusti lasciati alle gare amichevoli (o al riposo) da un calendario fitto di impegni. Impegni che vedono i calciatori delle varie nazionali sempre più in viaggio o in campo con le proprie nazionali (con i relativi rischi di infortuni) e sempre meno a disposizione dei club per gli allenamenti, tanto che sempre di più si assiste a polemiche e litigi fra squadre di club e nazionali che cercano in ogni modo di risparmiare ai propri campioni le fatiche delle gare con le rispettive nazionali.

Garantire che i propri atleti (quando non infortunati) rispondano a queste convocazioni delle rispettive nazionali è un obbligo per i club, ma nei casi di partite ritenute inutili come le gare amichevoli ci troviamo sempre in una zona grigia in cui quest’obbligo tende sempre più ad essere aggirato. Braccio di ferro o accordo conciliativo fra società e federazioni: fa poca differenza. Si tratta comunque di situazioni individuali che creano malcontento anche negli altri club. Perché ad uno vengono risparmiate le fatiche del viaggio e della gara con la propria nazionale ed un altro no? Ecco il punto è proprio questo: le gare inutili logorano i calciatori e li rendono meno pronti per scendere in campo con i colori del proprio club. Ed allora che si fa? Basta con le amichevoli: saranno tutte gare ufficiali.