Massimo Piscedda

La nuova generazione di allenatori del settore giovanile formatasi negli ultimi anni crea delle figure di coach molto particolari. Due sono le tipologie: la prima è quella che lavora con la convinzione di educare e migliorare il ragazzo in base al suo percorso, mettendo la sua passione a disposizione del talento e sperando nella formazione fino alla prima squadra. La seconda è quella della generazione dei viziati, cioè quella composta principalmente da calciatori che hanno smesso da poco e si gettano a capofitto nel settore giovanile, solo ed esclusivamente per crearsi un ponte-scorciatoia in funzione di un incarico in prima squadra. Sperando chiaramente in un esonero di chi lo precede nella gerarchia societaria.

Questo tipo di allenatore è quello che con molta probabilità rovinerà i ragazzi che lavorano con lui e porterà solo negatività in tutto l’intero settore. Il motivo è che queste figure non hanno desiderio di imparare a fondo quelle nozioni che poi saranno le basi per poter insegnare ai giovani. Il proprio nome è quello su cui puntano, e qualche presidente alla fine si convince a fare questo passo, dandogli l’incarico e credendo di tappare un buco che poi puntualmente si rivela più largo di prima.

Ciò che non capisco è come questi ex siano straconvinti di poter gestire una prima squadra senza avere un minimo di esperienza. E puntualmente provano ad applicare le loro idee da grandi su giovani che diventano cavie da laboratorio, nate per soddisfare tutte le teorie tattiche che appunto solo i grandi comprenderebbero. Ecco dove il danno si completa. Ho pensato anche che questa fretta di emergere potrebbe essere anche dovuta al poco guadagno, ma anche questo motivo è facilmente bypassato. La New Generation proviene dalla ricchezza e quindi il settore giovanile diventa solo un passaggio per far vedere che esisti e che sei disponibile per un eventuale cambio al vertice.