Francesco Cavallini

Alla fine Zlatan dovrà farsene una ragione. Niente statua sotto la Tour Eiffel, quell’onore spetterà probabilmente a Neymar. La festa che Parigi sta preparando per accogliere il campione brasiliano sarà eccezionale, perlomeno per pareggiare le modalità ed i costi del suo acquisto. Che poi a bilancio il PSG metterà solo l’ingaggio del free agent più ricco della storia del calcio, beh, quella è tutta un’altra storia. Ma saranno canti, fiori, archi di trionfo, roba che neanche Napoleone dopo la vittoria a Austerlitz. La Ville Lumiere attende il suo nuovo Imperatore, nella speranza che faccia meglio del Re venuto dalla Svezia.

Intendiamoci, Ibra a Parigi è stato un idolo e, come ci ha tenuto a sottolineare, ha lasciato da leggenda. Eppure c’è un ma, anche bello grosso, perchè se è vero che con lo svedese in rosa il PSG non ha mai mancato l’appuntamento con la Ligue 1 (fallendo clamorosamente proprio in concomitanza del suo addio, corrisponde a realtà anche dire che in fondo, anche con Zlatan, in Europa i parigini hanno più o meno fatto la figura delle comparse. Nell’ultima Champions, dopo il roboante 4-0 rifilato al Barça, sembrava che tutto potesse cambiare. Ma poi è arrivata la remuntada, propiziata anche e soprattutto da due reti di Neymar.

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Una splendida vista notturna di Parigi

Se non puoi batterli, unisciti a loro, o perlomeno togligli qualcuno che faccia la differenza. E considerato che forse i 400 milioni della clausola di Messi erano troppi anche per il fondo sovrano del Qatar, beh, allora meglio buttarsi sul brasiliano, che dalla sua ha un prezzo (relativamente) più basso e meno anni sulla carta di identità. Quello del PSG è un investimento a lungo termine, perchè è facile immaginare che solo la vendita di milioni di maglie con il nome di Neymar (a proposito, siamo sicuri che Pastore sarà felice di lasciargli la 10?) possa, seppur in parte, ripagare lo sforzo economico del club, o per meglio dire dei suoi proprietari.

Ma sul lato tecnico, come la mettiamo? Neymar è garanzia di vittoria? Ovviamente no, a calcio si gioca in undici ed è ingiusto pensare che un solo calciatore, per quanto talentuoso, possa guidare una squadra a qualsiasi trionfo. Certo, O’Ney troverà a Parigi una squadra infarcita di campioni, ma che negli ultimi anni ha sempre palesato difficoltà a trovare una sua identità, di gioco e di club. Spesso si è accusato il PSG di fare fantacalcio, o meglio ancora la raccolta delle figurine. Non siamo così lontani dalla realtà, soprattutto considerando il numero di trequartisti e mezze punte nella rosa transalpina, che basterebbero a coprire il fabbisogno di mezza Serie A.

Neymar può fare la differenza, e certamente la farà, così come Cavani di certo sarà favorito dalla vicinanza di un compagno di squadra così talentuoso. Ma se i due sudamericani faranno quattro reti e la difesa parigina, non sempre impeccabile, ne concederà altrettante, sarà colpa di O’Ney? Chiaramente no. Ecco perchè stona, in tutta questa storia, la volontà di un esborso così pesante per un solo giocatore. Come stonerebbe, dall’altra parte della barricata, che i milioni ricevuti dal Barcellona venissero spesi per un solo obiettivo (Mbappè?). Con tutti quei soldi, è il leitmotiv, un buon direttore sportivo con una rosa già competitiva mette su una squadra in grado di vincere la Champions. Che è probabilmente quel che punteranno a fare al Camp Nou. Il botto di mercato è poco quotato, arriverà qualcuno con le potenzialità di non far rimpiangere Neymar, ma il resto sarà speso in maniera oculata.

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Cavani con la maglia del PSG

Torniamo però a Neymar, che in fondo di questa storia è il grande protagonista. La scelta del brasiliano è epocale e lascia il fianco scoperto a parecchie interpretazioni. Qualcuno parla di offerta che non si può rifiutare, ma ne siamo poi così sicuri? L’ingaggio percepito in Spagna era minore, certo, ma non così basso da creare problemi economici al carioca. Dall’altra parte c’è invece chi critica la scelta, derubricata a semplice decisione legata al denaro. Del resto, perchè lasciare un club dove si può duettare in campo con Messi, Iniesta, Piquè e Suarez? Ecco, forse la soluzione sta tutta qui. Finchè ha vestito la maglia blaugrana, Neymar è sempre stato secondo a qualcuno. A quella pulce con il numero 10, che a Barcellona (e non solo) è il motore che fa girare il mondo (e che ha già salutato il compagno di squadra sui suoi social).

E quindi la scelta può anche essere dettata dalla volontà di affrancarsi dalla folta e talentuosa compagnia, per affermarsi in un club dove, c’è da scommetterci, O’Ney sarà la stella assoluta e non soltanto uno dei tanti. Meglio regnare all’Inferno che servire in Paradiso, chiosava Milton. E forse il ragionamento è stato esattamente questo. Ora è presto per immaginare il futuro, ma la strada è tracciata e porta inesorabilmente ad un bivio. Se il Paris Saint-Germain troverà la sua consacrazione a livello Europeo, c’è da scommettere che al brasiliano intitoleranno vie, piazze, fermate della metro e magari anche lo stadio. Ma se la storia dovesse ripetersi e neanche il nuovo Imperatore fosse in grado di guidare le truppe transalpine alla gloria continentale, beh, ci sarà da riflettere.

E alla fine il rischio concreto è che tra qualche anno, più che Enrico di Navarra ci ritroveremo a citare Shakespeare. E magari a titolare Neymar a Parigi: tanto rumore per nulla.