Redazione

Il calcio è la più importante delle cose non importanti. Ed è una cosa seria, molto seria. A volte anche troppo. Diventa quindi necessario per calciatori e allenatori smettere almeno per un attimo il volto corrucciato dalla tensione e dalla necessità di vincere, per vivere il football per quel che è sempre stato: un gioco. E di giochi, in questo caso di parole, il calcio è pieno, a partire dai vari soprannomi per terminare con i titoli dei giornali. A volte sono scontati, altre strappano più di qualche risata. E spesso sono gli stessi protagonisti a mettersi metaforicamente in mezzo.

7 Nani, 44 Gatti e 5 Sensi

Come prendere, ad esempio, la scelta di Nani di indossare la maglia numero 7? Chiaro, in Portogallo gli amici di Biancaneve sono conosciuti come Sete Anões, ma probabilmente qualcuno avrebbe dovuto spiegare all’ex Manchester United l’assonanza comica tra numero di maglia e cognome. A meno che alla Lazio non abbiano deciso semplicemente di non menzionare la questione e di farsi due risate. Chi sapeva benissimo cosa faceva è invece Fabio Gatti, che ai tempi del Perugia ebbe la splendida idea di prendere un numero non del tutto casuale. Un bel 44 Gatti, magari in fila per sei col resto di due, fermo restando che anche un solo 4 avrebbe fatto la sua bella figura. C’è anche chi ha fatto lo spiritoso, ma poi ha cambiato idea, come Stefano Sensi, che ora a Sassuolo indossa la maglia numero 12, ma che nell’annata a Cesena era un molto biologico…5 Sensi. Menzione speciale per Fortin, che scegliendo il 14 ha ottenuto l’effetto traduzione del cognome direttamente sulla schiena.

Coppie di nomi, coppie di fatto

Dall’altro lato della barricata, va detto che spesso chi fa le squadre (gli allenatori e i direttori sportivi) avrebbe la possibilità di dimostrare un senso dello humour degno dei creatori delle rose tematiche dei vari videogame. Pochi non avrebbero apprezzato un duo Frick&Toni. E chi nel 2003 non ha alzato gli occhi al cielo per la scellerata decisione di mercato del Palermo che ha privato il mondo dell’accoppiata Toni-Maniero, la coppia del sabato sera? Per non parlare della sgangherata cerniera di centrocampo Nakata-Pecchia. Nello scorso decennio l’Inter avrebbe potuto acquistare il difensore del Monaco Raggi, per formare con Santiago Solari una coppia che definire accecante è poco. Non entriamo nelle possibilità offerte, ad esempio, da Kakà o dal granata N’Koulou, ma chiudiamo con qualcuno che assieme ci ha giocato sul serio. Un paio di Inter hanno avuto in rosa l’accoppiata Obi-Juan (Jesus). Peccato non ci fosse in giro un Kenobi: i nerazzurri avrebbero potuto schierare un trio…stellare.