Luigi Pellicone

Minuto 72 dell’Amichevole fra Ajax e Werder Brema: Abdelhak Nouri, olandese di origini marocchine, si accascia al suolo, lontano dall’azione. Il ragazzo in forza ai lancieri è colpito da aritmia, collassa in campo. Una scena terribile

 

I SOCCORSI

Flashback da togliere il fiato: Foe, Puerta, Morosini. Per fortuna, quesa volta il finale sembra diverso. Si scrive di un dramma, ma non di una tragedia. Il ragazzo è ancora vivo. Lotta in terapia intensiva. Se, però, ha anche una sola possibilità di vincere la partita più importante della propria vita è grazie al sangue freddo di chi lo ha soccorso e alla presenza del defibrillatore.

I medici hanno praticato al ragazzo un massaggio cardiaco. Quindi hanno acceso il defibrillatore. 20 lunghissimi minuti di intervento. Grazie alla macchina, il cuore di Nouri si è stabilizzato. Trasportato in elicottero in ospedale, le condizioni sono “serie” ma stabili. 1200 secondi che gli hanno, forse, salvato la vita. Se Nouri racconterà questa avventura, è grazie a chi ha saputo mantenere i nervi saldi e alla presenza del DAE a bordo campo.

Nouri soccorso in campo: l’operazione durerà 20 minuti

IL DEFIBRILLATORE SALVA LA VITA

Il defibrillatore automatico è l’unico trattamento per avere qualche speranza di sopravvivere a un arresto cardiaco causato da fibrillazione ventricolare o atriale.

Funziona così: gli elettrodi adesisivi generano delle scariche elettriche che possono ristabilire un battito cardiaco regolare. Le attrezzature più moderne, in particolare, sono in grado di effettuare automaticamente un esame cardiaco e regolare l’intensità delle scariche da utilizzare, sino a fornire anche indicazioni vocali sulla procedura di utilizzo. Ecco perchè l’utilizzo del DAE è paragonabile a quello di un estintore in caso di incendio. Gli studi scientifici lo confermano: la possibilità di salvare un individuo colto da arresto diminuisce del 10% con il passare di ogni minuto.

E SE FOSSE SUCCESSO IN ITALIA?

In Italia i controlli per il rilascio di certificato di attività agonistica sono sempre stati molto scrupolosi. Anche più che in altri paesi. Nella prevenzione medica , siamo un paese all’avanguardia. Nell’emergenza pratica invece, no. Il caso Morosini, in questo senso, è stato uno spartiacque.

Il 20 luglio del 2013 entra in vigore il decreto Balduzzi: obbligo per tutte le società sportive di dotarsi, durante le partite e gli allenamenti, di un defibrillatore e di un personale adeguatamente formato. L’ultima scadenza per mettersi in regola è il 20 luglio 2016.

Esiste, però, un vuoto normativo: ogni Regione ha il proprio decreto, quindi può decidere la sanzione da applicare a chi non rispetta la legge. In soldoni, perchè di questo si tratta, la multa è variabile. Molto più pesante, invece, cosa può accadere a chi è in campo. Il responsabile dell’associazione “negligente” può essere accusato di omicidio colposo. Ok. Questa è la teoria. La prassi riguarda l’oggettività: è evidente che non esista peggiore sanzione che la morte di uno sportivo. Dotarsi di un DAE è come mettersi il casco, o allacciare le cinture di sicurezza. Può salvare la vita.