Francesco Cavallini

Guardiamoci in faccia, siamo un po’ tutti i “nuovi qualcuno”. Anche perchè quando si fa un paragone, c’è la necessità di scegliere un termine a cui accomunare la persona da valutare. E se sei argentino, nato dopo il 1978 e giochi a calcio, beh, diciamo solo che il modello non è affatto semplice da eguagliare. Da quando Diego è Diego, e non c’è neanche bisogno del cognome, ogni singolo calciatore di talento sbocciato in Argentina ha rischiato di sentirsi definire “il nuovo Maradona” dai giornali o dalla TV. Come direbbe Gianni Morandi, uno su mille ce l’ha fatta, anzi, forse la percentuale è ancora più bassa. E a questo punto c’è anche da valutare una possibilità. Che questo pesante soprannome porti anche un po’ sfortuna?

Diego Latorre (anno di “elezione”, 1989)

Punti a favore: il nome e la squadra, il Boca Juniors. Punti a sfavore, la carriera: lo acquista la Fiorentina, che lo schiera solo due volte in due anni e che nella secondo stagione in Italia retrocede in Serie B, non esattamente il miglior segnale possibile di aver ingaggiato l’erede del Diez. Il resto dei suoi anni calcistici, Latorre lo spende tra Spagna, Argentina e qualche sporadica capatina in Centroamerica. Livello di Maradonità: 1/10.

Fernando Redondo (1990)

Difficile immaginare cosa avessero visto nel biondo centrocampista i giornalisti argentini per affibbiargli il soprannome, dato che l’unica cosa che hanno in comune calcisticamente Diego e Redondo è la nazionalità. La carriera dell’ex Real Madrid e Milan parla comunque da sè, con ben tre Champions League vinte (due delle quali da protagonista), ma se è sul paragone con il Diez che dobbiamo basarci, beh. diciamo che qualcuno in Argentina ha preso una bella cantonata. Livello di Maradonità: 2/10, se non altro per il valore assoluto del calciatore.

Ariel Ortega (1992)

Basso, era basso. Mezzo loco anche. Giocava con il River, ma come si dice, non tutte le ciambelle riescono col buco. El Burrito Ortega, con un soprannome (l’asinello) che già segnala una certa forza caratteriale, è uno di quelli che forse ha dato più ragione a chi lo aveva paragonato a Diego. Una lunghissima carriera fatta di lampi di classe e di colpi di testa, più figurati che reali, terminata nel 2012 dopo non essere stato convocato per i Mondiali 2010…da Maradona. Punti bonus! Livello di Maradonità: 9/10

Pablo Aimar (1998)

Anche El Payaso arriva dal River e con il Diez condivide una passione sfrenata per il dribbling e una spiccata capacità di dettare l’ultimo passaggio. Probabilmente difetta un po’ di…huevas, il che gli pregiudica il definitivo salto di qualità, ma non gli impedisce di avere un’ottima carriera in Europa tra Valencia (con cui nel 2004 si aggiudica da protagonista un Triplete sui generis, Liga, Europa League e Supercoppa Europea) e Benfica. Livello di Maradonità: 7/10

Marcelo Gallardo (1999)

El Muñeco, attuale allenatore del River, è un altro dei Nuovi Maradona capaci di grandi cose in Argentina, ma che ha fallito all’impatto con la realtà europea. Membro dell’Under-23 argento ai Giochi Olimpici di Atlanta, con il River Plate Gallardo sbanca il campionato nazionale, vinto sei volte, e sbarca al Monaco. I primi due anni nel Principato sono splendidi, con tanto di vittoria nella Ligue1, ma poi i dissapori con il tecnico Deschamps lo portano a tornare a casa. Un’altra fallimentare esperienza in Francia (al PSG) certifica le difficoltà continentali del numero 10. Livello di Maradonità: 6/10

Carlos Marinelli (2000)

Chi? Ecco, appunto. Marinelli di Maradona ha solo il volto tatuato sul braccio, eppure in Italia dovremmo ricordarcelo, dato che ha vestito in due distinte occasioni la maglia del Torino. Per il resto una carriera costellata di infortuni e da eterno incompiuto, unico in questa lista a non aver mai vestito la maglia dell’Albiceleste. Livello di Maradonità: 0/10

Javier Saviola (2001)

Diciamolo chiaramente, El Conejo ha illuso un po’ tutti, compreso Pelè che nel 2004 l’ha inserito nei 125 migliori calciatori viventi. Gran bella esagerazione, perchè nonostante un palmares molto ricco e tante squadre importanti, Saviola non ha mai recitato il ruolo da protagonista del calcio mondiale che sembrava destinato a prendersi. E comunque di Maradona l’ex Verona aveva davvero poco, essendo molto più attaccante puro che fantasista. Livello di Maradonità: 5/10

Andres D’Alessandro (2002)

La Boba, la Boba, la Bobaaaaaa! Chi non ricorda la Boba, l’improbabile finta stordente del Cabezon D’Alessandro? Il classe 1982 condivide il soprannome con Sivori ed è l’unico ad aver ricevuto l’investitura ufficiale del Diez, che lo ha definito il calciatore che più gli somiglia. Beh, la carriera racconta un’altra storia, ma se parliamo di stupire e far divertire in campo, D’Alessandro rischia di essere re incontrastato di questa lista. Attualmente è una bandiera dell’Internacional de Porto Alegre, dove continua a dispensare talento e follia in egual misura. Livello di Maradonità: 8/10

Juan Roman Riquelme (2003)

L’ultimo dei veri numeri 10, el Mudo rinuncia al dribbling come scelta di vita, ma colora il suo calcio di passaggi impensabili per i comuni mortali e con traiettorie imprendibili per i portieri di due continenti. L’esperienza al Barça dura poco ed è deludente, ma al Villarreal Riquelme trova la sua dimensione e guida il Sottomarino Giallo quasi alla finale di Champions, salvo sbagliare un rigore decisivo nella semifinale contro l’Arsenal. Ma in ogni caso, come dicono in Argentina, abbracciami finchè non torna Roman. Livello di Maradonità: 8/10

Carlos Tevez (2004)

Una bacheca sterminata, con trofei accumulati con le maglie di Boca Juniors, Manchester (sia United che City) e Juventus, un livello di classe fuori dal comune e anche un caratterino niente male. Se non ci fosse qualcuno di cui parleremo a breve, l’Apache rischierebbe di vincere il concorso per distacco, anche per la personalità spiccata che gli ha sempre permesso di divenire uno dei leader indiscussi delle squadre in cui ha giocato. Anche nell’Argentina di Maradona, di cui è risultato il miglior giocatore nel Mondiale 2010. Livello di Maradonità: 9/10

Lionel Messi (2005)

Finalmente, abbiamo un vincitore. Se c’è qualcuno che si è avvicinato (e forse da qualche punto di vista ha anche superato) al Diez, altri non può essere che Lionel Messi da Rosario, cinque Palloni d’Oro, quattro Champions League e una serie di record che ci vorrebbe una giornata per elencarli tutti. Eppure… eppure anche Leo, con la sua carriera costellata di successi, non ha ancora raggiunto Maradona. Ma potrebbe non volerci troppo e ci ripromettiamo, in caso di vittoria mondiale dell’Argentina, di trasformare il voto in un rotondo (e meritatissimo) dieci. Livello di Maradonità: 9,5/10

Sergio Aguero (2006)

Se Maradona non va da Aguero, è il Kun ad andare dal Diez, a chiedergli la mano di sua figlia Giannina e diventando così suo genero. Ma a parte la saga familiare, condita da nipotini e separazioni, l’attaccante del Manchester City non è esattamente simile a suo suocero per quel che riguarda il campo, fungendo molto più spesso da seconda punta o da centravanti d’area di rigore, piuttosto che da fantasista. Ma, saranno gli stretti rapporti o la bacheca strapiena, un buon voto al Kun non si può davvero negare. Livello di Maradonità: 7/10

Ezequiel Lavezzi (2008)

L’ultimo dei fortunati (?) a ricevere l’investitura è il Pocho Lavezzi, anche lui poco Diez e molto più ala sgusciante. Una buona carriera per l’ex Napoli e Paris Saint-Germain, che ora però sta svernando in Cina e godendosi l’ottimo stipendio dell’Hebei. Dopo di lui, è finita l’era dei “nuovi Maradona”. Sarà perchè in Argentina hanno capito che non era di buon auspicio o perchè manca poco a partire con i nuovi Messi? Ai posteri l’ardua sentenza… Livello di Maradonità: 5/10