Matteo Muoio

La sconfitta con l’Italia, l’ennesima degli ultimi due anni, arriva in un’ amichevole, col traghettatore Grim in panchina dopo l’esonero del ct Blind; una reazione d’orgoglio avrebbe comunque fatto parecchio comodo all’Olanda, che sabato perdeva con la Bulgaria – 71ma nel ranking Fifa – vedendo ridursi al minimo le possibilità di staccare un pass per Russia 2018. Questo sì, un bel dramma. Perché gli oranje non si erano qualificati neppure per l’Europeo francese, in quello polacco/ucraino del 2012 uscivano al girone dopo 3 sconfitte su 3. Mai così male dalla prima metà anni ’80, tra la fine della generazione Crujiff e l’alba dei Van Basten, Gullit e compagnia, quando gli olandesi mancarono la qualificazione ai Mondiali ’82 e ’86 e all’Europeo ’84. A luglio l’Olanda occupava il 26mo posto nel ranking Fifa, il più basso di sempre, ora è al 21mo. Numeri impietosi per un movimento tra i più importanti e rivoluzionari della storia del calcio; numeri, più o meno indicativi, che dichiarano lo stato di crisi del calcio olandese. Eppure Robben e compagni nel 2010 si giocavano – alla pari – la finale del Mondiale africano e quattro anni dopo, in Brasile, demolivano i padroni di casa per il terzo posto.

Bonucci realizza il gol del 2-1 nella sfida dell’Amsterdam Arena

 

Crisi Olanda: mancato ricambio generazionale

Di quelle formazioni non è rimasto quasi nulla, i pochissimi reduci sono troppo avanti con l’età per fare da trascinatori. I vivai olandesi continuano a sfornare giovani interessanti, ma di crack non se ne vedono. Ad esempio, davanti nessuno è riuscito a rimpiazzare degnamente Van Persie, che ha lasciato la Nazionale nel 2015. Al centro dell’attacco si alternano, con scarsi risultati, Bas Dost, Luuk de Jong e Janssen. Robben c’è ancora ma negli ultimi 2 anni ha giocato talmente poco che farci affidamento risulta un azzardo. Stesso discorso per Sneijder, che da qualche stagione passeggia per i campi di Turchia. Gli italiani De Vrij e Strootman sono grandissimi giocatori, ma gli infortuni ne hanno limitato il rendimento. Loro fanno parte della generazione “di mezzo” di questa Nazionale, quella che lega Robben e Sneijder con i più giovani Tete, Ramselaar, Karsdorp o Vilhena, tutti ragazzi nati tra il ’94 e il ’96, promettenti ma ancora troppo acerbi per incidere a questi livelli. Chi aveva fatto ben sperare, tra loro, è Depay, che in Eredivisie faceva sfracelli e nell’Olanda dei grandi ha esordito a 19 anni. Ha sbagliato a trasferirsi allo United, dove la concorrenza nel ruolo era altissima, deve ritrovarsi e lo sta facendo a Lione; comunque ha 23 anni, non gli si può chiedere di trascinare la selezione. Tornando ai “mezzani”, Klaassen dell’Ajax, 24 anni, è bravo ma non ha esperienza internazionale, stesso dicasi per Wijnaldum del Liverpool, 26 anni come Strootman. Gli esterni d’attacco Lens e Promes sono veramente poca cosa. In Inghilterra giocano i difensori Martins Indi e Van Dijk, 24 e 25 anni. Il primo fatica con la maglia dello Stoke, il secondo è bravino ma paga spesso errori di concentrazione. Pochi top player, pochi giocatori di personalità e con esperienza internazionale. Questa è l’Olanda di oggi.

Arjen Robben, appena 4 presenze in Nazionale negli ultimi 3 anni.

EREDIVISIE POCO COMPETITIVA, ALLENATORI IMPREPARATI
I tempi in cui Ajax, Feyenoord e PSV lottavano alla pari con la grandi corazzate europee sono lontani. Nel nuovo millennio, il club di Rotterdam vinceva la Coppa Uefa 2002, quello di Eindhoven, 3 anni dopo, usciva in semifinale di Champions contro il Milan. Da lì in poi le olandesi, in Europa, hanno fatto quasi sempre da comparse. Certo, in Olanda la forza economica è assai inferiore rispetto ai primi 5 campionati europei, e pure in Russia e Turchia si spende di più, ma le Eredivisie non è mai stata così poco competitiva. E’ divertente, vero, è uno dei campionati con l’età media più bassa e quello con più giovani in campo, ma il livello è veramente modesto. Dà quasi l’impressione di torneo accademico, una palestra dove si fanno esordire e maturare rapidamente talenti da vendere quanto prima al miglior offerente. Poi la questione panchina. La Federazione olandese sembra non riuscire a formare più allenatori di livello: al momento il solo Koeman guida una squadra importante fuori dai confini nazionali. I giovani – Seedorf, Stam, ecc. – non riescono ad ingranare, De Boer deve ricominciare dopo la fallimentare esperienza all’Inter. Quelli cresciuti “in casa” hanno fallito: Van Basten è entrato in FIFA dopo aver fatto male in Nazionale e coi club – Ajax, Herenveen, AZ -, Blind veniva esonerato sabato dopo la sconfitta con la Bulgaria.

5 vittorie, 2 pareggi e 7 sconfitte per De Boer sulla panchina dell’Inter