Ignazio Castellucci

Al termine di una attesissima riunione il CIO, con la presenza del suo Presidente Thomas Bach e la partecipazione dei delegati due Coree, ha confermato la partecipazione ai Giochi Olimpici di una squadra di hockey femminile pancoreana con la rosa allargata, da 23 a 35 atlete, per permettere l’inserimento in rosa di 12 atlete del Nord. La Corea del Nord parteciperà ai giochi, oltre che con l’hockey femminile e con il pattinaggio artistico a coppie, anche con atleti in gara per lo sci alpino e di fondo. La questione ha prodotto discussioni nei giorni scorsi, sia negli ambienti sportivi del Sud – ricordiamo la contrarietà espressa di Sarah Murray, coach nordamericana della squadra sudcoreana, che ha dato voce al disagio delle sue giocatrici per l‘iniziativa assunta dal governo senza previe consultazioni con la squadra – sia in ambito internazionale, poiché questa specialissima concessione al team coreano costituirebbe secondo alcuni una violazione delle regole  e dei principi di una competizione sportiva sana e alla pari, a danno delle altre squadre nazionali; come anche la riapertura disposta dal CIO dei termini, già chiusi da tempo, per la registrazione degli atleti nordocreani e la partecipazione di atleti che non hanno superato come tutti gli altri le gare di qualificazione (unica eccezione la coppia nordcoreana del pattinaggio, che si è guadagnata in pista il biglietto per Pyeongchang).

Piccoli dispetti diplomatici tra le due Coree

In coincidenza con l’approvazione del CIO, è stato anche annunciato dal governo di Seoul che la delegazione di sette rappresentanti del Paese del Nord, che avrebbe dovuto ispezionare ieri i siti destinati alle performance artistiche della delegazione olimpica del Nord, arriverà effettivamente in Corea del Sud per l’ispezione. Pare di poter dire che l’improvvisa e immotivata sospensione della visita annunciata in precedenza sia stata una mossa di Pyongyang per aumentare un poco la pressione sul governo del Sud e sul CIO in vista della riunione decisiva, a fronte dei dubbi espressi da più parti – in Corea del Sud e non solo – sulla partecipazione del Nord ai Giochi con queste modalità, sulla creazione di una squadra mista Nord-Sud e in generale sull’apertura di credito a Kim in questo particolare momento storico.

A latere dei fatti, assistiamo al posizionamento dei media e delle varie pedine politiche degli attori coinvolti: il governo del Sud persegue con determinazione la via del dialogo, pur dichiarandosi conscio che l’apertura del Nord è dovuta principalmente a calcoli di vario tipo; mentre il Nord cancella all’ultimo momento la visita dei suoi ispettori ai siti delle esibizioni artistiche, alcuni media di Seoul rilanciano di alcune ipotesi di atleti del Sud pronti a svolgere sessioni di allenamento congiunto prima dei Giochi nel resort montano di Masikryong, in Corea del Nord – una cattedrale nel deserto voluta da Kim.

Ma anche nel Sud non manca chi manifesta scetticismo e contrarietà all’ampiezza delle aperture a Kim, segnalando la necessità di concedergli poco o nulla, e di mantenere alta la pressione ei suoi confronti come unica via per allontanare lo spettro della guerra nucleare nella penisola coreana; e criticando le modalità e i risultati del dialogo in corso, ad esempio cavalcando il disagio delle giocatrici sudcoreane di hockey o diffondendo sondaggi secondo cui oltre il 50% dei sudcoreani è contrario alla sfilata olimpica sotto l’unica bandiera della Riconciliazione.

Tregua olimpica? Probabilmente no…

Tutti sanno che la tensione non si azzererà per effetto delle Olimpiadi di febbraio (e delle successive Paralimpiadi di marzo), con alti e bassi anche prima e durante i Giochi. Le attività militari di ambo i fronti sono solo temporaneamente sospese, mentre i media sensibili alle posizioni americane o comunque scettici rispetto alla genuinità delle intenzioni di Kim segnalano come le precedenti occasioni di apparente apertura tra i due paesi non siano state seguite da risultati concreti e duraturi, e come la pausa olimpica serva solo a Kim per guadagnare tempo per il suo programma di armamento. Una voce vicina alla CIA ha fatto circolare ieri notizie su preparativi per ulteriori test missilistici, anche da piattaforme sommergibili, segnalando che Kim potrebbe già disporre di circa 60 testate nucleari.

Trump scalpita, per ora costretto a far buon viso a cattivo gioco e a subire l’iniziativa politca del Nord, e la sponda che Kim ha trovato non solo nel Presidente cinese Xi ma anche a sud del 38mo parallelo; è chiaro che The Donald continua a valutare tutte le opzioni possibili a partire da subito dopo i Giochi. Il Presidente cinese Xi, in puro stile cinese, attende gli eventi in silenzio, pronto a intervenire per interrompere eventuali avvitamenti degli eventi, come ha già fatto con la telefonata a Trump della scorsa settimana; e probabilmente riuscirà alla fine a mettere il cappello su qualunque sviluppo positivo del processo di dialogo, risultando alla fine uno degli attori che usciranno meglio da questa vicenda. Un altro attore per ora silenzioso è Putin, che immagino stia, anche lui, preparandosi a “salvare il mondo” con un intervento di mediazione e pacificazione ove se ne presenti l’opportunità.

D’altro canto, alcuni media sudcoreani parlano persino – in via di assoluta ipotesi, quasi di fantapolitica; ma è strano che qualcuno nei media ne parli in questi termini senza che qualcun altro a qualche livello politico abbia almeno ventilato l’ipotesi – di una presenza di Kim Jong-un alla cerimonia inaugurale, come estremo tentativo di acquistare credito internazionale e una più lunga finestra temporale di distensione anche dopo la fine delle Olimpiadi, nel caso che Trump mostrasse di voler attivare le sue opzioni militari immediatamente dopo i Giochi.

…ma se Kim andasse a Pyeongchang?

Una stretta di mano tra Moon e Kim in mondovisione, mentre sfila la bandiera della Riunificazione certamente potrebbe interferire fino a paralizzare o rinviare di moltissimo tempo qualunque iniziativa militare americana, con buona pace di Trump, e far guadagnare  credito a Kim in Corea del Sud, rafforzandolo ulteriormente – caso mai ce ne fosse bisogno – anche sul fronte interno. Sarebbe un evento certo straordinario, ma al tempo stesso molto complesso: basti pensare alle questioni di sicurezza per la persona del Rispettato Maresciallo Kim, che potrebbe diventare bersaglio di un’azione diretta per la sua eliminazione, o potrebbe col suo allontanamento da Pyongyang scatenare eventi politici imprevisti nel suo paese.

La presenza di Kim a Pyeonchang pare un’ipotesi abbastanza poco probabile, però qualcuno ne parla. Certo, potrebbe accadere se davvero gli eventi iniziassero a prendere direzioni impreviste e forti accelerazioni prima dei Giochi. In un clima del genere, attorno all’evento sportivo, a ogni singolo aspetto correlato, a ogni elemento simbolico, si muovono e giocano le loro partite non solo atleti e federazioni sportive ma anche i governi delle principali potenze regionali e mondiali, fazioni politiche, agenzie di intelligence e mass-media: bastoni e carote che volano ovunque e da ogni direzione; notizie vere, semivere, false e fantastiche accavallano  in un groviglio difficilissimo da decifrare.

Quello che mi pare allo stato più probabile è che il Paese del Nord invii alle cerimonie almeno un suo rappresentante di altissimo livello, e che il dialogo proceda, pur con qualche voluto scossone – prima e durante i giochi assisteremo ancora a qualche atto inspiegabile o attività dimostrativa del Nord, e magari ad altre dichiarazioni di The Donald nel suo stile. Xi e Putin faranno sentire la loro voce con parsimonia, e sempre a favore del processo di dialogo – specialmente per ammorbidire la posizione e contenere l’iniziativa geopolitica e militare nordamericana-sudcoreana.